venerdì 31 maggio 2019

Adesso basta così o...?

Metto solo il grafico delle visualizzazioni nei mesi precedenti le elezioni europee. È stato un caso anche questa volta? Dopo quello che è successo su Facebook e Twitter? Giudicate voi.



Poi i risultati sono quelli che sono... Infatti già si parla di eliminare il suffragio universale per eliminare quelli che votano “sbagliato”.

domenica 12 maggio 2019

Madrigali, canoni in terzine e tankabaiku

La quinta raccolta è “ Madrugada ”. Il titolo, che in portoghese significa alba, aurora, è in relazione al mio emblema: il fior di croco. L'Aurora è la luce che permette di vedere e nei Veda è madre del Sole. Dal punto di vista percettivo, che è l'osservazione più reale e a un tempo naturale, in effetti prima vediamo la luce dell'alba, poi l'oro dell'aurora e solo dopo il sorgere del sole. Quindi Aurora come luce di conoscenza che nasce dall'oscurità della notte, ma anche come madre del giorno. 


 
Dunque è una raccolta tematica, cosa di cui di solito non mi preoccupo o solo relativamente, come nel titolo della raccolta precedente.

Ci sono composizioni in forma di madrigale, che allude ai due significati sopra detti, e altri che chiamai canoni in terzine. Canoni per via del fatto che le terzine sono libere e lo sviluppo della composizione è potenzialmente illimitato senza riprodurre un criterio vincolante di sviluppo.

Lo schema del madrigale è composto da terzine, quali che siano, e un distico finale. È uno schema riassumibile così: T T T … D. per esempio ABC ABC … DD oppure ABA BCB CDC … XX eccetera.

Nei canoni in terzine praticamente tutte le poesie hanno uno schema di riferimento di questo tipo: V T V T V T … cioè un verso libero o reiterante e una terzina di vario modo. X ABC X BCD X CDE … per esempio o X AAB Y CCD Z EEF … eccetera.

In più ho scritto dei Tankabaiku (Tanka + Haiku) in forma libera, per esempio T T H oppure T H H eccetera.

Vi sono poi degli inserimenti di cui potrete sapere andando alla pagina dedicata a “Madrugada”.

Qui metterò degli esempi per ogni tipologia di composizione.

Fra i madrigali ho scelto questi. 


Questa prima poesia è un inno alla caduta dell'ipocrisia qui rappresentata dal mito della verginità. Il suo contrario è indicato come la vera missione naturale della donna. È un'invocazione all'amore libero, al coraggio dei sentimenti e della passione.

L’alba esce dal suo bagno notturno

e scrolla dai suoi capelli biondi

le perle di rugiada del mattino.

Tanti veli virginali candidi

in questa breve notte son caduti

in perle di sangue e getti di dadi,

e respiro ansimante, membra dolenti.

Aprite gli occhi pesanti d’affanno,


figlie, e sentite il cuore, i battiti

continui tutta la notte, nel sonno.

“ È stato mio! È stato mio! ” ripetete

e sciogliete i capelli sul cuscino.

Alzatevi e felici correte

messaggere come i raggi del sole

sulla terra, libere e devote


e portate le buone novelle

che preserveranno il mondo e la vita

dalle falsità e da ogni male:

che la verginità è caduta

in forma di quelle gocce rosse

e insieme l’ipocrisia è finita.

La Madre volle che il mondo fosse,


voi salvatelo con il segreto

che custodite nelle anime scosse,

nei più languidi recessi d’amore

che stanno nel vostro corpo di cuore.

 

(schema: ABA BCB CAC ADA DED EFE FGF GHG YY)

 














In questa composizione voglio fare un omaggio a Irving Stettner, uno dei poeti della beat generation. Poeta on the road come si diceva allora, testimone di un tempo in cui vivere era già abbastanza. Diceva di essere solo un “osservatore di nuvole” definizione in cui mi ci ritrovo. Ha il ritmo di una ballata.

Sei come il vento che ogni giorno soffia,

che può essere spiffero o tormenta

ma non lo fermi con nessuna imposta,

e con furia vuole spazzare via

“ ai quattro angoli del mondo ”

(appunto perché è soprattutto tondo)

per ripulire dall’aria stantia

nella vita prima che nella poesia.


e in altro che sovviene alla memoria…

Invidia, Irving, è solo invidia,

ma non, non solo, per la tua vita:

ma è per l’epopea che hai vissuta:

ognuno di noi ha la sua propria via,

ma quegli anni colmi di gioia

 

e di voglia di conoscersi, e voglia!

Come la libertà è normale che sia,

vivere in un mondo di semplicità,

di inaspettata, dolce, normalità.

Coi soli scarabocchiati e una foglia,

la bella donna danzante e popputa,

l’odore di caffè della barista,

sorriso che dice, già con nostalgia:

 

“ Grazie d’esser passato di qua per via,

buon viaggio e buona compagnia! ”.

A un certo punto il mondo e la sua soglia

son stati piccoli alla tua verità

e sei partito di nuovo in libertà.


(schema: ABB ACC AAA ABB AAA ABB ABB AAA ABB) 




Questo madrigale è una delle poesie più belle che ho scritto. Va visto come una serie di immagini concentriche che dall'esterno portano verso una dimensione sempre più interiore.

Guardo il sole sorgere dai monti

e inondare la pianura di luce

tacitando le voci degli amanti.

Come le nuvole di pioggia dolce

si aprono intorno alle cime innevate,

così il bianco dei tuoi denti traluce,

splende allo schiudersi umido e fremente

delle tue dolci labbra carnose e scure,


nel primo sorriso che doni raggiante.

Così mi specchio nel primo chiarore

e vedo la mia gioventù, l’altro ieri,

piena di ricordi e speranze in fiore.

Oggi ne ho altre, più crepuscolari,

e persino tu, che tanto bella guardo,

non sei davvero qui come appari.

Forse sono io che sempre mi illudo,


forse sono io che sempre a te rimando.

(schema: ABA BCB CDC … XX) 




 

Fra i canoni in terzine questi altri.
È un'alba dopo una notte di delusione o una notte interiore. La luce appare come una consolazione, come un abbraccio rassicurante. Ha la struttura di un canone breve, come appunti da sviluppare.

Il giorno mi ha sorpreso con il sole

davanti alla tua porta chiusa a sbarra,

rannicchiato in me stesso e l’io che duole,

con più freddo nell’animo gelato.

L’ora si alza a rallegrar la terra

ferendo i miei occhi stanchi di sonno

e sfiniti dalla tua assenza dura.


Mi sono alzato calcando il berretto

e me ne sono andato nel mattino

senza aver nemmeno sotto le suole

uno schiavo portinaio da incolpare.

Ma ho camminato pian pianino

verso l’Aurora che forse mi vuole

e non chiede troppo di me, e poi muore.


(schema: ABA C BDB C DAE DAE) 
























Questa è bella perché è in forma di dialogo. Ma fra chi? Fra due innamorati? Dell'uomo con la sua anima? Del Sole e della Luna? E c'è differenza?

“ Guarda, il nero del cielo in parte

si sta facendo blu scuro, lo scorgi? ”.

“ È ora, vai, fra poco sarà l’alba ”.

“ Ma se me ne vado ora, insieme a te

perderò questo colore incantato! ”.

“ Se vai la rugiada sparsa sull’erba

ti troverà sveglio al suo richiamo,

non addormentato come al solito ”.

 

“ Ma è il solstizio d’estate oggi,

e se fosse tutto un sogno, tutto? ”.

“ Fidati di me e fidati dell’alba,

esci, cammina, comincia i tuoi viaggi

vai incontro all’Aurora, dille che t’amo ”.


(schema: A CEA B EDB C BEC D)


 

Due innamorati si svegliano affiancati, ma forse il mondo che hanno lasciato la sera prima non è lo stesso di questo risveglio. Si dice che il mondo continua, qui è come si vedesse la vita dall'altra parte di chi rimane.

Dormiamo tenendoci la mano

stesi uno accanto all’altra, vicini.

Ma già l’usignolo comincia un po’

a fare il moralista giocondo,

e le allodole lo seguiranno,

i passeri cinguettano in gruppo

per affari loro… e chi li capisce?

Perché alzarsi in queste ore così aspre?


Solo perché la notte viene meno?

L’Aurora certo non arrossisce

per gli amori che vede nel mondo

ma per il desiderio sul suo viso:

solo gli sciocchi non lo comprendono.

Ci saranno i raggi del sole tondo

a far le nuvole di tinte vespre:


prima in nastri rosa poi bianche in fiore.

Comincerà così il nuovo giorno,

gli uomini si alzeranno come sempre.

Solo allora faremo un rispettoso

saluto al sole e ci abbracceremo

per quel nostro riposo mondano.

Ma prima riverserà il fiume rosso


tutta quanta la sua acqua in mare,

poi torneremo ai raggi del sole.

Nella quiete del nostro cammino.


(schema: X ABC X BDE X DCF X CEG X EFH X FGI X)


 





















E tre tankabaiku. I quali non vanno spiegati, come ho già detto o perdono tutta la loro efficacia. Dirò solo che sono ermetici, nel senso di Ermes il Dio, tutti e tre.

Ipocentro

Per qualche alchimia

che non posso sapere,

nel cielo chiaro,

dalla luna ancor chiara

spira odor di marina.

Sottile olfatto

di aromi intrecciati

fra lo stupore.

Nel cielo alto


gridano le rondini

verso talune onde

che ci devono essere

sotto, da qualche parte.

Guardo dentro me

e vedo in un antro

e onde e mare.


 














Nodo nel legno

Vita mortale,

è troppo sopportare

la tua assenza

poiché appari dovunque

ma in forme mutevoli.

Gridi incessante


folaga piumata,

ma mai il mio nome.

Dì il mio nome.

Una, una volta sola,

ma solo per me.

Sei come l’acqua


che sostiene la vita,

come la luce

che mostra tutto quanto,

ma di sé solo a tratti.



 

Tramonto

Passano i giorni,

svelti, come tirati

da una fionda.

La piana dell’arrivo…

Non so se è bene o male…

Là ad accoglierci

ci saranno Sirene

che ci consoleranno?


Suona un flauto

dentro al bosco di pini.

Suona vicino

poi si allontana e passa

come tutta la vita.



 

R.P. 

Posteris memoria mea

domenica 7 aprile 2019

Variazioni

La quarta raccolta di poesie che composi è “ Osservazioni astronomiche e altre notazioni naturalistiche ”. Essa comprende alcuni schemi già visti, proposti con delle varianti per provare una contaminazione fra metriche differenti. Non tornerò sugli schemi di cui ho già parlato nei post precedenti, ma dirò sulle variazioni.



Ho scelto questi esempi fra gli esametri.

Il primo è un caso di esametro composto di dattili, quindi di alternanza di endecasillabi e settenari, in cui i primi due versi consonano e tutti i terzi di ogni piede. Lo spondeo finale è in rima.
Il senso della poesia è lo stendersi della notte, l'unirsi di due umidità in un abbraccio così stretto come quello di due amanti.

La notte si è adornata da sposa
con la veste nebbiosa
per unirsi alla terra.

Scende con il suo vapore freddo,
col respiro candido
e il viso di cera,

si avvolge in spire voluttuose, in sogni,
disuguali per ogni
fanale della sera.

Bagna del suo bacio passionale
la terra che attende immortale
l’umore di quell’ora.

Avvolge in una ragnatela,
in un’infinita vela
di luce riflettente,

chiudendosi in sé, vera totalmente,
come se di altro non ci fosse niente.

(schema: Aax Bbx Ccx Ddx Eey YY)


In questo esempio vi è l'aggiunta di un settenario allo spondeo che suona come un'eco dei versi precedenti. È la prima variante che si può fare sullo schema del l'esametro rendendolo, in questo caso, più libero nello svolgersi discorsivo.
Il fuoco è simbolo di evoluzione, il mio unico credo. L'atto sacrale dell'accensione di un fuoco porta alla composizione di questo inno fatto di immagini allegoriche fino agli ultimi versi che sono anche liberi completamente da quelli precedenti.

Sorgi fuoco, ora che ti ho acceso,
come un’invocazione all’infinito
e stendardo di luce.

Come una lancia in un cuore inviso
o frecce d’amore in un cuore amato,
vai e cogli nel segno.

Rischiara la notte, copri le stelle,
solo la luna regge il tuo confronto
di clamore e bellezza.

Benefici dèmoni, le faville
son liberte, a salvare sulla terra
come fan gli astri in cielo.

Fra giorno e vespro e notte e aurora
le fiamme si abbracciano
come amanti sfiniti.

Fissando la tua fiamma infinita
sorgi come mente, illumina la vita
con una nuova idea.

(schema: ABc ABd EBe EFg FHi LLm)



Fra i canti saffici propongo queste poesie che sono un po' le principali variazioni sullo schema del canto o ode saffica. Nella prima le terzine sono ageminate mentre i quinari sono sciolti, quindi è esaltata l'appartenenza del verso breve alla sua terzina.
È una visione notturna, lunare in cui compaiono, sotto forma di nuvole, ninfe e sacerdotesse, o le ragazze di Saffo, a portare un profumo d'incantesimo. Una delle mie composizioni meglio riuscite.

Perché, ragazze dagli occhi di mare,
vi affollate intorno alla luna?
Come ninfe che corrono a un altare
di pura luce,

e a spirale fluiscono a una a una
nel grande specchio celeste, di viole
festose e timidette. E terra bruna
e odore d’erba.

Voi, con la vostra bellezza irreale,
fatta di profumo dolce e vapore,
offuscate alla nostra vista reale
l’astro notturno,

che compare a tratti e a tratti scompare,
tra le vostre ecatee chiome canute,
nel suo aspetto incitatore
splendente e piena.

(schema: ABAx BCBx CDCx DEDx)


In quest'altra le terzine contengono un distico consonante al centro e il quinario va a dettare la sillaba del primo verso successivo. Ne consegue un ritmo a due a due che rende discorsiva la composizione. Necessita di cambiare le sillabe per non muoversi a salti. Contempla la bellezza esotica e quel fascino turbante, incline all'autodistruzione, che Pasolini avrebbe descritto come 'di vita' o meglio ancora (molto meglio) si trova in Baudelaire.

Un cielo di marmo azzurro di Bahia
venatura che nasce e si posa
da una luce due volte riflessa:
luna e nuvole.

Da lacrime di stella tropicale
e di occhi che hanno visto il mare,
e come muore da sé un fiore
abbandonato.

Ti amo puttanella, più di tutto,
creola, mezza gialla e mezza nera
dagli occhi di gatto e l’anima scura
di pepe e sale.

E ti odio ape ricca di miele
e vespa in cerca di alveare,
che impunita fai come ti pare,
qui sotto al cielo,

invece di essere felice solo
del tuo prezioso fiore scarlatto,
del languore che ti fa cara al cuore
tutta d’un tratto.

(schema: ABBc CDDe EFFg GDDh HEDe) 
 

La terza e ultima utilizza il quinario per decidere la sillaba interna delle terzine, quella nuova diciamo. Forse è lo schema più completo e compiuto in sé.
La poesia l'ho già presentata, non mi ricordo in quale post, quella in cui dicevo che la “ Belle ferroniere ” di Leonardo è la mia fidanzata e il suo sguardo che segue ovunque è diventato l'allegoria della mia forza interiore.

Occhi miei, che mi guardi, sei perplessa?
Della gente e del mondo che non va,
della miseria della vita stessa?
Anch’io lo sono.

Ma tu, che per me sei essenza viva,
che reggi il mio destino appieno,
sei tutto ciò che il mio intelletto aveva.
Se tu vacilli…

Dammi il tuo sguardo sereno,
e gli uomini aiutami a capirli.
Rischiara come luce del mattino,
stammi di fronte.

Parlami con i tuoi occhi belli,
dimmi il segreto della tua mente,
Incatenami ai tuoi riccioli
nel tuo abbandono.

Confortami e di’ che non ti sei arresa.

(schema: ABAc BCBd CDCe DEDf A)

E infine fra i sonetti metto queste composizioni.

Il primo è un sonetto shakespeariano con licenza nelle sirme che compongono la parte più estetica della poesia. È una delle mie più belle poesie su cui possiamo rifare lo stesso discorso fatto per la 'puttanella' di prima. C'è anche una sottile citazione classica che lascio a chi la sappia trovare.

Di notte, quando nuvole nel nero
si aggrumano oppure si dividono,
si apre uno spazio di cielo libero
e spuntano due o tre stelle lontano.

Piccoli occhi vivi e scrutanti
se ne stavano acquattate nel piano,
come capretti dietro agli arbusti,
impauriti fra il fogliame pieno.

Ma appena il cielo si rasserena a tratti
e i pericoli sono ormai passati
e non c’è più paura che l’incresca,

escono liberi saltando e gridando
come fossero i padroni del mondo,
e intorno l’aria è chiara e fresca.

(schema: ABAB CBCB CCD EED)


Il secondo sonetto è una contaminazione fra la struttura shakespeariana e il sonetto provenzale, a specchio, e lo stesso accade nelle sirme.
È una riflessione sulla dolcezza di certi volti di donne anziane nel quale è possibile percepire una femminilità non sopita o non negata dall'età e dalla vita.

Sei bella dei tuoi capelli bianchi,
delle iridi acquose, azzurre faci,
già velate da rimembranze dolci
dove scorrono i ricordi stanchi.

Ti mostri nelle tue rughe chiare,
come increspature nel cielo sereno.
Sei come la neve fresca in inverno
che col suo manto copre ogni rumore.

Come si vede un grappolo d’uva
un po’ passita e perciò più dolce,
ricordando la rossa gemma nuova,

così nel tuo manto di cigno invece
si trova la bellezza del passato
e l’amore di cui eri capace.

(schema: ABBA CDDC EFG FHF)



Ci sono anche dei tanka che propongo per completezza della raccolta. Avendo il titolo, che suggerisce l'argomento, non mi dilungo sul significato. Del resto il tanka è pura sensazione.

Mare giapponese

Guardo il mare blu
con le mie iridi azzurre,
tenacemente,
fin quando mi verranno
gli occhi tutti celesti.


Ritratto

Niente è più bello
delle nuvole chiare
mentre scorrono
sulla luna d’ottobre,
salvo solo il tuo viso.


Luna

Le nuvole etre
si lacerano attorno
alla luna alta:
all’improvviso il cielo
è un abisso di luce. 
 

Nuvole rosse

Con il tramonto
il giorno va a finire,
con il rimpianto
si conclude la vita
e scompare la luce.


R.P.

Posteris memoria mea

domenica 10 marzo 2019

Terzine e odi saffiche

La terza silloge poetica che scrissi è “Epea pteroenta”, il titolo è tratto da un verso di Saffo. C'è un vaso in cui sono raffigurati Alceo e Saffo sulle cui ginocchia una pergamena contiene appunto le parole epea pteroenta cioè 'parole alate, piumate'.
In questa raccolta ci sono esametri, odi saffiche e componimenti in terzine.


Sugli esametri ho già parlato. In questa raccolta ho provato ad alternare la soluzione dei distici di endecasillabi, come ho mostrato due post fa, con la scelta in ogni piede fra gli endecasillabi e l'endecasillabo e i due settenari.

In questa poesia rimano i settenari e gli endecasillabi d'inizio piede sono in consonanza fino al 'trocheo obbligato' il cui verso di undici sillabe consona con il distico finale. Descrive il tema della seduzione e della delusione quando si pensa d'esser stati ingannati.

Avevi gli occhi color del fuoco
dopo che ha bruciato
e nulla resta intatto.

Ma avevi anche un sorriso bianco,
dolce come il latte
e parole mielate.

Così incauto sono stato al tuo gioco,
tu giocavi barando
e mi stavi incantando.

Mi hai lasciato esaudito e stanco,
pieno della tua malia
e vuoto di malinconia.

Sanguina ancora la tua ferita,
son restato sgomento,
come aver provato

l’amplesso inebriante d’una dea amata
e poi farne a meno per l’eternità.

(schema: Abb Acc Add Aee Fbb FF)



Qua invece si alterna lo schema dei distici (i 'dattili') con quello dei trochei. Si racconta di una specie di ciclo della luce che durante la primavera e l'estate inonda le foglie le quali, al momento della loro morte, risplendono di tutti quei colori tipici dell'autunno. Assomiglia alla poesia della siepe di “Un po'esie”.

Nei cieli d’autunno nebbiosi
i boschi bruciano di passione.

Verdi fuochi avvampano sospesi
in tinte iridescenti,
opaline e splendenti.

Brillano sui cirri lattiginosi,
sui colli, nelle polle e sulle piane

le chiome folte sui rami protesi
al primo mutare della stagione.

Ritornano agli occhi degli uomini,
in faville nascenti
nelle foglie morenti,

le chiare luci che hanno imprigionate,
lì in sé stesse, durante l’estate.

(schema: AB Acc AB AB Dcc EE)



L'ode saffica è composta da una terzina di endecasillabi e un quarto verso quinario. Ho naturalmente saltato il ritmo degli endecasillabi saffici e del quinario adoneo, per il solito motivo che è molto artificioso da tradurre nella nostra lingua tonica.
L'ode saffica è molto interessante per via del ritmo zoppo che ha in sé. Il quinario può essere inteso come inarcamento del verso precedente, come introduzione a quello successivo o anche come a sé stante, in questo caso assomiglia a un verso di cinque sillabe di un tanka.
Cioè a volte il quinario è indipendente ABAx BCBy CDCz … o può essere legato allo sviluppo successivo: ABAb BCBc CDCd … e simili, infine può essere ricorrente: ABAx BCBx CDCx … .

Questa è una composizione di legame perfetto fra quinario come lancio della terzina successiva. È una serie di immagini solamente evocate dalle sensazioni. Una specie di iniziazione che culmina con una rinascita. Una specie di inno per una nuova Umanità.

Boccioli nei campi e pesci nei mari,
macchie di luce su uno sfondo glauco,
la terra si incorona di fiori
cinta di bianco.

Onde, dune mobili per un’eco,
prati, mare calmo di tremula erba,
vento che stilla come in uno speco
linfa acerba.

Voci che corrono, tuono che rimbomba,
pioggia che fugge in mille rivoli,
poi silenzio come in una tomba,
lasciati soli.

A piedi scalzi, nudi e così belli,
sulla sabbia asciutta e poi bagnata,
freddo, fragore e battiti d’ali.
L’alba è levata.

(schema: ABAb BCBc CDCd DEDe)


 
In questo esempio lo schema è molto più libero, ogni stanza è completa in sé e vi è pure un'anomalia col finale con due quinari. È un presentimento, una speranza, una continuazione della vita. La considero una delle più belle poesie che ho scritto, sebbene debba ammettere che la qualità media delle mie liriche è piuttosto alta.

Quando sarò morto i miei pensieri
cadranno a terra come rugiada
e diverranno fiori di giardino
multicolori.

O raccolti sui bordi della strada
da donne che se li porranno in seno
come ricordi da non far svanire,
per mal che vada.

Così rivivrò in un luogo sereno:
nell’aria, nelle piante e posto in cuore
di dolci testimoni di natura,
in buona mano,
a loro cura.

(schema: ABCa BCDb CDEce)


Non poteva mancare un'ode dedicata a Saffo e non credo ci sia bisogno di commentare. Lo schema è anche qui libero e tende già allo schema dei canoni. Contiene le parole che intitolano la raccolta.

Questa è una dichiarazione d’amore
che a te, dritta, senza timore vola,
dolceridente Saffo, eco di mare,
crine di viola.

Potessi avere una scintilla,
una sola, una che hai smarrita,
di brace che arde nella tua pupilla
ormai infinita.

Potessi avere un po’ di quel valore
per essere detto tuo alunno, o gioiosa,
e abitare come brezza di mare
nella tua casa.

Tu che vivi nella crepuscolare,
dolce, primavera dei Campi Elisi
e nella chiarità dell’Etere
dei cieli immensi,

insieme ai grandi di tutti i tempi,
e c’è gioia più che in Paradiso
in compagnia di saggi geni empi,
e nel sorriso.

Accogli, con la mia devozione,
l’amore che è in queste parole alate,
come sono, com’è la mia intenzione,
dedicate a te.

(schema: ABAb BCBc DEDe DFDf GHGh ILIl)



Una terzina può essere formata semplicemente da tre versi e la successiva può non essere legata alla prima. Per esempio uno schema AAA BBB CCC … o ABC DEF GHI ... (questo sembrerebbe lo schema dei versi sciolti, ma allora perché metterli in gruppi di tre? oppure può contenere la regola di non ripetere mai due volte la stessa rima o sillaba finale; siccome le sillabi possibili in italiano sono almeno 84, considerando come sillabe finali anche le vocali isolate, la cosa non è impossibile). Oppure può contenere una rima in comune: ABX CDX EFX … . A me è venuto spontaneo legare delle terzine secondo, per esempio questi schemi: ABA BCB CDC … (ageminate o dantesche) o ABC CDE EFG … . Naturalmente sono possibili altri modi.
La terzina porta in sé il senso del discorso che si prolunga a piacere, con un sistema di inanellamento fra i versi che le distingue dall'ottava rima. Questi sono due modi canonici, nella poesia italiana almeno, di comporre i poemi.
Ecco degli esempi di poesie in terzine, che riprendono gli schemi detti sopra.

Terzine dantesche concluse da un distico finale. È il ciclo dell'acqua che serve come allegoria della natura di quello che comunemente si chiama anima.

La neve si scioglie sui tetti
da cui sgocciola in veloce onda,
sommandosi in rivoli immacolati

che scorrono gelidi nella gronda
e in tubi bruni e verdi di rame.
Giunge remota fino all’altra sponda

della terra, ai confini del suo reame,
là dove segue delle vie segrete
che la portano a un nuovo mare, a un fiume

e poi scorre ancora più lontano
fino a perdersi nell’oceano.

(schema: ABA BCB CDC EE)



Il convivio, la sensazione di lontananza, di estraneità dalle cose mondane, della caduta delle illusioni. Una pace qui e ora senza pensare al futuro del corpo o dello spirito. Le terzine si tengono per mano, volendo, infinite anch'esse.

Mi voglio bere una boccia di vino
dei Castelli e dopo che l’ho scolata,
in cantina sdraiato sotto al tino,

lasciarmi scorrere addosso la vita
come una confricatrice orientale,
come una serpentessa intorcinata,

e voglio guardarmi, come dal sole,
in quello stato di intangibilità
alle cose della vita mortale.

Voglio con distacco osservare la vita
scivolarmi sopra come olio
e andare via da me spedita

il più lontano possibile e io,
fra la più assoluta indifferenza,
non sentire più amore o odio.

Ma non voglio né morte né speranza,
solo sentire la bocca pulita
dopo aver bevuto la rimanenza.

(schema: ABA BCB CDC …)


Una filastrocca allegra, per la buona fortuna che nella vita ci vuole sempre, che si compone di terzine consonanti se non sempre rimate.

C’è la festa della Luna,
ce n’è più d’una
e ci porterà fortuna.

È amata dai padri,
è amata dalle madri,
è amata anche dai ladri.

Comincia con un sorriso,
si allarga come un fuso,
finisce in un gran viso,

e il suo volto è come un loto
che ti guarda da un lato,
con il sorriso stupito.

A segnare le stagioni,
gli anni, i mesi e i giorni
gli addii ed i ritorni.

A illuminar le notti,
i balli e i musicisti
e gli estri degli artisti.

Con i cori di ragazze
e le danzatrici pazze
che si scopron senza forze.

Per i cibi della mensa,
per il velo della sposa,
per la notte che riposa,

per finire la canzone:
dalla Luna protezione
e promessa di ogni bene!

(schema: AAA BBB …)


R.P.
posteris memoria mea