martedì 14 luglio 2026

La libertà della gabbia

 Quello cha ha rincoglionito la gente non è, come pensiamo, il telefonino o i social. Quello che ha steso i cervelli sono stati anni di televisione e stampa. Telefonino e social sono le gabbie in cui rinchiudere questi nuovi scimmioni.

Oggi si dà la colpa del crescente rincoglionimento delle persone, della crescente analfabetizzazione di ritorno, dell'assoluta indifferenza per la cultura ecc... ai social media. Anche io l'ho fatto e in parte è vero, ma nel corso del tempo mi si è delineato meglio l'intero percorso. I social e i telefonini hanno solo peggiorato una situazione che è stata compromessa da decenni di lavoro per ottenere questo scopo.
Gli attori principali di questa attività sono riconducibili alla sfera politica soprattutto. Da decenni è in corso una delegittimazione della politica come azione di analisi e proposta ai problemi della società. Il primo passo è stato portare la sfera decisionale, ovvero la causa motivante, dalla politica all'economia. E qui c'è già un primo pervertimento della realtà: l'economia è sempre l'espressione, lo strumento, di una decisione politica, come da sempre afferma l'anarchia. Mi ricordo che in una interrogazione di storia alle medie inferiori (1972 più o meno) feci questa considerazione, ossia il passaggio dalla scienza dello stato all'economia, con altre parole naturalmente. Questo per dire da quanti decenni l'ho capito, ma anche da quanto tempo questo intento è in atto.
Naturalmente tutto ciò andava spiegato e reso ineluttabile per così dire. E qui siamo sul buono. Dove la gente si fa una idea di quello che succede? Parlando con gli altri, ma questi non hanno nessuna autorevolezza indiscutibile (quante volte avete sentito la frase spia della dittatura culturale: " parlate solo di quello che sapete"?).
Chi invece da sempre ha questa patente di adeguatezza culturale? l'informazione e l'istruzione. In passato schiere di giornalisti, insegnanti di ogni ordine e grado hanno speso le loro 'migliori' energie per infondere la propria ideologia, per i più svariati scopi: convinzione, denaro, successo, figa ecc... Ma poi si è reso necessario affermare che le ideologie erano finite, anzi erano il male estremo, che vivere senza convinzioni, senza un sistema coordinato di idee, fosse la vera essenza della libertà. A ogni momento era lasciata la decisione sul da farsi, una cosa alla volta, un caso slegato dall'altro, motivato secondo il momento... 
Per poter fare questo con onestà occorre una consapevolezza culturale che pochi hanno o vogliono avere. I media del'informazione hanno cominciato il loro bombardamento a tappeto sui cervelli della gente: giornalisti, professori, esperti, sacerdoti, attivisti sociali e così via. La scuola e la cultura, privati della loro giustificazione di vita, sono caduti nel marasma di un balbettio che ripeteva il mantra di turno. Intanto quello che fin allora era stata la cultura, nota bene: sia quella colta sia quella popolare, è stata sostituita dall'intrattenimento, dal divertimento più facile e scontato, dalla progressiva alienazione di chi non voleva stare al gioco. Gesù diceva nei vangeli apocrifi " vi sceglierò uno da mille e due da diecimila ". A lungo andare la massa degli esseri umani, in tutti continenti, da materia potenziale per rivoluzioni, cambiamenti, progresso, si è trasformata in gregge o, peggio, in branco aggressivo.
La missione era compiuta. Restava solo un problema: evitare che la massa tornasse indietro, o per meglio dire tornasse avanti. Qui si innesta l'azione dei social media e dell'uso compulsivo che si fa di essi attraverso quella coda di satana che sono i telefonini. I telefonini compiono il passaggio della disoluzione dell'attività in un luogo e in un momento adatto e diventano la gabbia che ognuno si porta appresso e che da subito diviene irrinunciabile.
Questa è la storia. Oggi è diventato pressoché impossibile avere una informazione, non dico buona: una, anche in rete. I giornali contano solo balle, ma non balle ideologiche, balle prive del minimo senso della logica e del pudore che chi le spaccia dovrebbe avere, se non altro per rispetto di se stesso. La televisione va spenta o buttata a mare. Dal telefonino bisogna evadere a ogni costo. Perderete gli 'amici', resterete soli, ma non vi preoccupate: soffrireste comunque, anzi di più, anche rimanendo nella società delle gabbie spacciate come La Libertà.
Oggi solo una buona cultura pregressa, un certo fiuto, e l'abitudine a fare dei ragionamenti Aristotelici può permettere di capire un minimo cosa avviene. Ma se resterete soli avrete un mucchio di tempo per dotarvi degli strumenti necessari. Ovviamente chi si è preso droghe fin da ragazzo e le ha trasmesse ai propri figli, stuprati dai sieri dell'immortalità, ha oggettivamente poche speranze. Però mai dire mai... e Bob Marley, che di droghe se ne intendeva, diceva " never give up to fight ". Il combattimento di oggi non passa dalle armi passa dal recupero delle nostre teste
.


R.P

posteris memoria mea

renatus in aeternum 


sabato 16 maggio 2026

Capolavoro

Questa poesia è un'anticipazione della mia ultima raccolta di composizioni nella quale ho pensato a due forme-poesia nuove.

La prima l'ho chiamata contrappunto perché si basa su una prima parte, che sarebbe il cantus firmus, e una seconda, che segue una sorta di regola del contrappunto musicale, per quanto questo sia possibile, in modo tale che le due parti si possano leggere separatamente o insieme facendo seguire un contrappunto sotto quello della prima parte, dando vita a una poesia unica.

La seconda novità consiste nell'introdurre dei versi sciolti che appaiano come lacerti di una composizione pià vasta, lasciando anche la possibilità di completare il testo mancante o lasciarlo lì e vagare con la fantasia.

A me pare che funzionino entrambe perciò vi propongo questa che vuole celebrare le Calendimaggio. Dato che la silloge è ancora in lavorazione, è possibile che nella versione finale ci sia qualche piccola modifica, Il discorso però non cambia.

 

Nel nero splende una Luna piena                    Puntuale nella sua conta eterna

a dir a tutti ch' è Calendimaggio.                     compare Mene in questo giorno.

Il suo fiore è il gelsomino.                                 che porta al fine il suo viaggio

Lei lucore in tutto il cielo mena.                      e profuma l'aria d'aria divina


Nel nero splende una Luna piena.

Puntuale nella sua conta eterna,

a dir a tutti ch' è Calendimaggio

compare Mene in questo giorno.

Il suo fiore è il gelsomino,

che porta al fine il suo viaggio,

Lei lucore in tutto il cielo mena

e profuma l'aria d'aria divina.


mille dee stupende vengono con la Luna...

ciascuna le ruba per le guance il suo pallore

ciascuna prende per gli occhi il suo splendore

...

cantano in coro come ninfe ...


Nel nero splende una Luna piena ...

a dir a tutti ch' è Calendimaggio. ...

Il suo fiore è il gelsomino. ...

il suo lucore tutto il cielo mena. ...


dietro la Luna c'è una galassia:

di sentimenti e dedesideri

e rimpianti e speranze ...

tutto sa di struggenti rose passe


(schema: contrappunto; cantus firmus ABCA contrpunctus ACBA; AABCCBAA,

Fragmentum I e II)

 

Se mi volete fregare l'idea fatelo con un certo stile, il vostro per lo meno.

 

R.P.

posteris memoria mea

renatus in aeternum



lunedì 4 maggio 2026

Ceneri sparse

 Mi sono dimenticato di presentare la mia ultima racccolta di poesie, che era finita nel 2025,  recupero con questo post. Si intitola " Ceneri sparse ".


Nella presentazione nella pagina relativa del blog ho scritto:  "Questa silloge, composta fra il 2021 e il 2024, è un po' una ricerca fra ciò che mi rimane dalle poesie che nascono affannosamente, quasi come se sperassi che dalle loro ceneri  emerga una nuova ispirazione. Mi riferisco al fatto che faccio sempre più fatica a vedere le cose con un occhio diverso da quello analitico e razionale. È un po' un'operazione apotropaica, se vogliamo dire così, nella speranza che dalle ceneri nasca una nuova linfa poetica.
Ho usato gli schemi già provati aggiungendoci solo quelli che scherzosamente ho chiamato mashal o sia proverbi, massime ".

Nel frattempo qualcosa si muove, soprattutto nelle forme della poesia che sto studiando nella attuale produzione. Rimane però quel senso di stare nel posto sbagliato, nel tempo sbagliato, nel comprendere anche la vacuità, per altri che non sia io stesso, del mio mondo interiore, della mia logica, delle mie fantasie, dei miei studi. Forse sto solo invecchiando. Per fare un esempio propongo una poesia che non ho messo nella pagina.

Il mondo è lontano da me di secoli.
Sono nato in un tempo così triste, 
con un cuore e una mente sbagliati
per un mondo che, come accade sempre,
va nell'abisso oscuro, nel massacro,
ma stavolta e per la prima volta,
in un delirio torpido di follia.
Non c'è più speranza, 
non c'è più il tempo.
Ogni giorno che arriva porta con sé
un oggetto assurdo di riflessione,
uno sgomento nuovo e crescente, 
la prova della sciagura che prende
e ottunde l'animo e l'intelletto
degli uomini e ne fa altra orrenda razza.
Non esiste più il passato, escluso
dalla cognizione falsa del reale.
Nell'empito d'un nuovo futuro
gli uomini da sé si privano 
dei loro ricordi,
perdendo così il tempo 
che cercano ma non esiste più.
Basta, è finito, non resta altro, 
non c'è ormai speranza,
più tempo alcuno,
perché il tempo si sostanzia e si nutre 
dei nostri ricordi 
e vive di  speranza.


(versi sciolti, endecasillabi e nei settenari le parole chiave: tempo, ricordo, speranza).

e per commento metto un mashal appunto:

Non badate ai motti di saggezza 
dette sulla vita, tanto alla fine 
quello che vi succede per davvero,
in qualsiasi caso,
è sempre meglio o peggio
di ciò che v'aspettate.

E anche per le persone è così. 
ma guardate bene: d'una persona
voi non volete tutta la persona,
ma solo alcune cose:
anche la vita lo sa 
e vi darà solo alcune cose.


( mashal, schema: endecasillabi e settenari sciolti e alternati 11 11 11 7 7 7 ...)

Forse è anche l'aver compreso che tutta la vita, ma direi tutto l'esistente, è in fondo una convenzione che si deve condividere altrimenti diviene pazzia e di poeti strambi ce ne sono già stati e sono troppi. Dare un senso alla vita è sempre più difficile perché la distopia è ormai realtà, dunque è come prendere a pugni l'aria. " Sotto il vestito niente " era il titolo di un filmetto degli anni '90, credo, che si riferiva al mondo della moda, ma oggi si potrebbe citare per tutto quanto. Non c'è più la realtà, non c'è più l'informazione: vecchie e senza memoria ideologie si scannano, o fingono, come per dare il senso del divenire che non diviene più. Appare l'inutilità del pensare perfino, ma è ciò che vogliono, perciò ho chiamato questa silloge "Ceneri sparse", perché dalle ceneri del sacrificio, della cremazione, della mineralizzazione della coscienza possa nascere nuova vita e poesia.

Cosmologia

L'unica ragione
di tutto l'universo,
per noi uomini,
è la notte uscire
a rimirar le stelle.

R.P.

Posteris memoria mea

renatus in aeternum 

 

 




giovedì 25 dicembre 2025

La Guerra di Troia

Quello che sto scrivendo mi pare di averlo già scritto, ma non ricordo dove né riesco a recuperarlo. Siccome però mi pare una notazione di rilievo mi accingo a riproporlo.

La ragione per la quale è scoppiata la guerra di Troia viene detta come una scelta di Gaia che, oppressa dai troppi uomini, decide di eliminarne un po' ma la più conosciuta, quella ufficiale diciamo, starebbe nella decisione di Paride che assegna la palma della Dea più bella a Afrodite, deludendo le altre due in competizione: Era e Atena. La vicenda è nota. Le tre Dee chiedono a Paride di assegnare una mela come premio a quella che lui ritiene la più bella. Era gli promette che se sceglierà lei gli darà il potere, Atena rilancia promettendogli la valentia nelle armi, Afrodite lo convince dicendo che avrà l'amore della donna più bella del mondo. Paride assegna la vittoria a Afrodite.
Questa donna è Elena, figlia di Leda e di Zeus dunque non è solo una donna ma una semidea, è sorella dei Dioscuri.
Al momento della promessa, Elena è moglie di Menelao re di Lacedemone, che poi sarà Sparta. Menelao è fratello di Agamennone che sarà il capo della spedizione troiana e regna su Micene.
Un bel dì Paride si trova a Lacedemone insieme a una delegazione diplomatica e vede Elena. Paride è un uomo di grande bellezza e fra i due è subito amore. 
Al momento della partenza della delegazione che torna a Ilio, che è Troia, i due nomi sono usati indifferentemente, Elena decide di fuggire col bel Paride. Così si adempie la promessa di Afrodite. Fra l'altro Afrodite è madre di Enea che ha da Anchise, cugino di Priamo re di Ilio. Afrodite è la Dea più importante per Ilio.
Menelao va su tutte le furie e convince il fratello a mettere insieme la più grande spedizione militare della storia contro Ilio per andare a riprendersi la donna.
Fin qui la spiegazione ufficiale, quella detta nel poema.
Però possiamo già trarre delle interpretazioni di ordine storico. Prima considerazione: coinvolgere tutta la Grecia, su cui Agamennone non ha alcun potere, sembra un po' esagerata come reazione a una questione privata di abbandono del tetto coniugale.
La seconda considerazione che possiamo trarre è che abbiamo la notizia che fra Ilio e Lacedemone, e in genere fra la Grecia e l'Anatolia ci sono regolari e pacifiche relazioni diplomatiche.
La terza è che gli Achei e i Teucri appartengono allo stesso gruppo etnico. Appare già chiaro dai dialoghi ma Omero ce lo dice esplicitamente: sia gli abitanti di Ilio sia gli Achei comprendono il linguaggio degli alleati dei Troiani, ne capiscono la lingua fino alla Licia, da qui in poi hanno bisogno di interpreti. Possiamo quindi affermare che la Guerra di Troia è un conflitto fra ' Greci '. 
La cosa credo sia spiegabile con questa ragione, che ipotizzo ma che mi sembra plausibilissima. Il gruppo di popoli indoeuropei che si spostano verso l'Egeo percorre due vie, una lungo la costa nord del Mar Nero e l'altra lungo la costa sud. Essi si dispongono nella prima sosta definitiva nella Troade e dall'altra parte in Tessaglia. Non a caso l'eroe greco più importante è proprio Achille, un principe di Tessaglia figlio di Peleo re di Ftia. I popoli pre-greci si sono fermati in prossimità di due vaste pianure, non comuni né nella penisola greca né in Anatolia, dove è possibile l'allevamento di cavalli, famosi quelli di Tessaglia e da parte sua Ettore è detto domatore di cavalli.
Quindi il conflitto è fra le due sponde dell'Egeo, a occidente e a oriente, fra lo stesso gruppo etnico.
Dalla Tessaglia successivamente i greci si sono spostati verso sud. In effetti il gruppo colonizzatore di gran lunga maggiore sono gli Eoli che provengono appunto dalla Tessaglia. Ioni, Achei, Arcadi hanno un loro percorso di penetrazione e i Dori verranno dopo. 

La tesi di questo post è che l'Iliade raccconti la memoria di un fatto storico, ma in realtà di un intero divenire storico, che a un certo punto porta al conflitto fra le due alleanze che si erano sviluppate autonomamente  nel corso dei secoli provenendo dalla stessa migrazione.
Gli storici dicono che il motivo reale della guerra sia stato il controllo dell'Ellesponto, o sia gli attuali Dardanelli. Ciò è possibile se teniamo conto che le migrazioni di popoli non avvenivano in una sola volta, per cui un gruppo si spostava da A a B e lì ci restava per sempre. Più realisticamente i gruppi si spostavano, poi una parte restava nelle nuove terre, un'altra tornava per fondare delle basi intermedie e costituire così una via commerciale che univa la madre patria con le nuove occupazioni. In quest'ottica la medesima cosa avranno fatto sia i pre-greci del nord, quelli che ho definito i Tessali, sia la parte sud, che ho definito Troiani. La posizione di Ilio, col suo porto all'imboccatura dello stretto, può essere divenuta nel tempo sempre più gravosa nei confronti delle navi achee fino a minacciare un possibile blocco dello stretto.
Nell'epopea la causa è un'altra, come abbiamo visto, ma nasconde una lettura altrettanto, anzi squisitamente politica, non meno importante e interessante.
Nella società descritta da Omero, ma non solo da lui, il potere regale passa per via femminile, in conformità a quanto accaduto fin dalla preistoria in varie parti del mondo. Cito per antichità i Sumeri presso i quali la regalità promana direttamente dagli Dei, nel periodo antediluviano, quando gli Anunna stessi regnavano sulle città, sia i maschi sia le femmine, ma in seguito, quando i re sono umani, la regalità è un attributo di Inanna. Come altro esempio greco c'è la storia di Edipo che ottiene il trono sposando Giocasta. In Omero poi Odisseo riconquista il suo ruolo regale quando Penelope lo riconosce, ma del resto Odisseo ottenne ai tempi il trono di Itaca sposando Penelope, che a quanto si capisce doveva essere la figlia di qualche importante re del continente a cui apparteneva anche l'isola di Itaca. Come esempi possono bastare.
Se accettiamo questa realtà non solo come poetica ma anche storica, e non vedo motivi per non farlo, allora la perdita di Elena da parte di Menelao assume tutt'altro significato che quello di una questione di corna. La regalità di Lacedemone è in possesso di Elena, stirpe di Zeus come si è detto, il re sarà un uomo poiché a lui spetteranno il governo, la giustizia e la guerra, ma la legittimità del soglio deriva dalla volontà di Elena di scegliere uno sposo.
Quando dunque Elena abbandona Menelao per il bel Paride, porta con sé la regalità su Lacedemone. Teniamo presente che la divinità più importante di Sparta era Afrodite, cui Elena è connessa.
Il rischio per Menelao, ma anche per tutti gli altri Achei, è che un giorno Paride, dopo aver sposato Elena, per esempio dopo la morte di Menelao o attraverso qualche via giuridica che ci sfugge, si presenti, accompagnato dai Troiani s'intende, a reclamare per sé e per Priamo il trono di Lacedemone. Si sarebbe a quel punto aperta una frattura con Agamennone, fratello di Menelao e re di Micene, la più importante città micenea. Ma di più avremmo avuto uno sconfinamento del potere dall'Anatolia nel cuore della Grecia
Aprendo una parentesi storica, si può rilevare un anacronismo in Omero perché all'epoca dei fatti di guerra, se si tiene buona la datazione del conflitto alla distruzione di Troia VI o VIIa cioè intorno al 1260-1200 a.c.. In quell'epoca infatti  la città egemone del mondo Miceneo era già divenuta Tebe. Nell'Iliade e nell'Odissea di Tebe si parla poco e sempre per miti passati. Comunque sia, per i Greci storici la Guerra di Troia era davvero avvenuta e senza dubbio costituiva uno dei capisaldi della loro storia. Tucidide, che è l'inventore del metodo storico proprio, su cui fa ampio preambolo nella " Guerra del Peloponneso ", dice che quest'ultima fu la più grande guerra dopo la Guerra di Troia. Da ciò si evince che per lui, ma direi per tutti, che la guerra sia davvero avvenuta e che i popoli che vi parteciparono siano storicamente comprovati e perciò in questo caso sarebbe vero che alla Guerra di Troia hanno preso parte in pratica tutte le città greche: sarebbe stata sul serio la più grande guerra greca. 
Conferma testuale dell'ipotesi sulla regalità di Elena la si ha nell'episodio in cui Achei e Teucri decidono di risolvere la guerra (probabilmente è un episodio che successe al primissimo inizio del conflitto e non quando è narrato nel libro) con uno scontro a singolar tenzone fra Menelao e Paride. Qui si intravvede sia il logico tentativo di dire ai due protagonisti di risolversela fra loro, senza ulteriore fatica e spargimento di sangue (e così ci sta bene in quel punto del libro) sia come primo atto formale in cui Menelao, appena sbarcato, sfida Paride per riprendersi la regina e la regalità, prima che sia troppo tardi. Lo scontro in effetti è accettato dalle due parti, ma quando Paride si vede di fronte Menelao incazzato nero se la fa addosso. Gli altri entrano nello scontro per difenderlo e comincia una battaglia: la guerra continua oppure, se siamo agli inizi, comincia.
Vediamo allora la situazione strategica che si può estrarre dai versi di Omero, quelli dell'inizio del poema fino alla lite fra Achille e Agamennone compresa. Anzi è proprio da questa litigata che si comprende come stavano le cose in quella guerra.
Partiamo da quando gli Achei arrivano in Troade. Probabilmente i Troiani si aspettavano un tentativo di assalire e distruggere il porto. Gli Achei invece preferiscono sbarcare in tutta sicurezza un po' distante dalla città e acquartierarsi avendo fra sé e la città, che è sulle alture, la pianura e il fiume Scamandro. Gli Achei dunque non impostano la guerra su uno scontro in mare in cui evidentemente ritengono i Troiani più forti.
Del resto Ilio è in una posizione egregia per difendersi: è sulle pendici delle collline, ha in mezzo alla pianura il fiume, gode di abbondanza di acqua avendo fonti e pozzi nelle sue vicinanze, ma soprattutto i suoi alleati dell'entroterra possono rifornirla di viveri e di ogni cosa, oltre che partecipare agli scontri.
Dunque, a parte una soluzione d'onore fra i due contendenti per la bellissima Elena,
la guerra appare da subito lunga. Nella lite fra Achille, offeso perchè Agamennone, che è il capospedizione (in qualità di re della città più importante e parente della parte lesa) gli ha dato come bottino Briseide e poi se l'è ripresa. Il pelide accusa di questo e altro il re miceneo: egli afferma di essere quello che più di tutti sta facendo la fatica e non ostante ciò non è considerato con giustizia nel momento della spartizione del bottino. Ma a quale bottino si riferisce Achille se Ilio non è ancora stata conquistata?
Lo spiega lui stesso. Quando ritorna dalle spedizioni contro le basi troiane sulla costa o dalle loro isole, stanco e nauseato dal sangue che ha sparso, mai dal capo spedizione c'è una parola di stima o un regalo particolare.
Achille in quanto Tessalo 'deve' partecipare alla guerra, per quel che si è detto prima, ma uno se lo immaginerebbe combattente contro la città o i Teucri. Però, a quanto si capisce, i Troiani hanno scelto la tattica di farsi assediare, con i vantaggi logistici di cui possono disporre, e tentare solo a momenti dei tentativi di sortita.
Allora la strategia degli achei è di infliggere quanti più danni possibili alle loro basi navali, danneggiando così sia il traffico dei loro clienti, che è loro necessario per rifornirsi tramite i loro alleati, sia compromettendone la tenuta nel tempo. Questa strategia è fatta di innumerevoli spedizioni contro le basi troiane e impegna gli achei per molto tempo (le vicende dell'Iliade si collocherebbero al nono anno di guerra). Spetta al tessalo Achille e ai suoi Mirmidoni questo gravoso compito perché la guerra riguarda i Tessali in modo particolare. Storicamente i Tessali sembrano il popolo egemone della migrazione indoeuropea, almeno dal lato settentrionale, in seguito non manterranno più questo ruolo a vantaggio di alttre città, ma nel racconto del divenire di una nazione hanno questa primazia. Achille e i suoi hanno il grosso della fatica perché combattono per la supremazia della parte nord dell'Egeo e, in senso mitico poetico ma anche politico, per la supremazia del gruppo greco rispetto a quello anatolico. Ciò crea il legame con l'intero divenire storico dei Greci e giustifica l'importanza che quei fatti di guerra hanno presso l'intera Ellade. 
Noi oggi conosciamo questi fatti nella versione ateniese dei poemi di Omero, ma di  certo sappiamo esserci state le cosiddette piccole Iliadi, una per esempio è diventata l'inno a Afrodite degli Inni Omerici. Ma soprattutto c'era il corpus della tradizione orale dei cantori.
Alla discussione fra Achille e Agamennone segue la famosa ira del pelide che costituisce una novità nei rapporti di forze, poiché a un tempo viene a mancare il guerriero più forte e il popolo più numeroso e nel campo Acheo la divisione scorre senza ritegno. Questo avvenimento ispira i Troiani a tentare di forzare l'assedio, e il poema comincia con le sue gesta degli eroi.


R.P.

 Posteris memoria mea

renatus in aeternum 


sabato 23 agosto 2025

" E' stato detto... "

" I fiumi incontrano la propria fine nell'oceano dall'acqua salata,
i cuori degli amici incontrano la propria fine nei litigi per le donne,
un segreto incontra la propria fine nelle persone loquaci,
e le famiglie incontrano la propria fine nei figli cattivi ".

  " Pancatantra " (Tantrakhyayka) - Primo tantra, Mitrabheda (o separazione degli amici) - a cura di Giovanni Bechis - Ugo Guanda editore - Milano - 1983


" Il succo della felicità è bevuto da coloro che, lieti, si deliziano in compagnia di persone assai liete che, amici, si deliziano in compagnia di amici; che, cari agli altri, si deliziano in compagnia di persone care. Proprio questi uomini vivono eternamente ".

" Pancatantra " (Tantrakhyayka) - Secondo tantra, Mitraprapti (o acquisto degli amici) - ibidem

 

 " I re, signori degli uomini, i ministri, le donne appassionate, le forestee i boschi che devono essere rimpianti dai vecchi: tutto e tutti sono stati distrutti dai denti del  destino, termine delle azioni ".

" Pancatantra " (Tantrakhyayka) - Terzo tantra, Kakolukya (o della guerra combattuta fra corvi e gufi) - ibidem

 

" Sono stati collocati su un piatto della bilancia mille Ashvameda (sacrificio regale del cavallo) sull'altro la verità: la verità è decisamente superiore a mille Ashvameda ".

" Pancatantra " (Tantrakhyayka) - Quarto tantra, Labdhanashia (o della perdita delle cose acquisite) - ibidem

 

" Quello che è stato visto malamente, che è stato conosciuto imperfettamente, che è stato udito inesattamente, che è stato esaminato parzialmente, non deve portare l'uomo ad agire precipitosamente... ".

" Pancatantra " (Tantrakhyayka) - Quinto tantra, Aparikshitakaritva (o dell'agire sconsiderato) - ibidem