martedì 4 agosto 2026

Figli di Troy

Che io non veda la televisione da parecchi anni ve l'ho già detto, però ce l'ho perché mi serve per vedere le opere. Alla sera tardi mi capita di accenderla per qualche minuto per vedere le ultime balle del tiggì o se è morto qualcuno che mi sta sulle palle.
L'altra sera, prima di spegnerla, càpito mentre stanno trasmettendo il film " Troy " di Wolfgang Petersen. È il momento del duello fra Menelao e Paride, siccome ho appena scritto un post sulla guerra di Troia mi fermo un attimo. 
Subito, vedendo gli attori che impersonano Paride e Ettore e la ' bellissima ' Elena, mi sono venute alla memoria due battute di film. La prima da " L'armata Brancaleone " di Mario Monicelli (film mitico questo, davvero), quando il fabbro, che si voleva suicidare buttandosi a fiume con un'incudine al collo, vede Brancaleone e Teofilatto dei Leonzi che stanno combattendo per Matelda, il fabbro chiede: " Matelda? per issa si battono? ". La seconda è la famosa battuta di Totò: " Ma chi? Ma se ne vata! ".
Comunque il duello comincia, Paride è da subito a mal partito e... qui arriva la minchiata, ma solenne minchiata. Ettore interviene per difendere il fratello e uccide Menelao... Cosa confermata dalla scena successiva dove Agamennone accende la pira del fratello morto.
Si, avete capito bene: Ettore uccide Menelao! Faccio alcune considerazioni. 
L'autore si preoccupa subito di premettere che il film è liberamente ispirato all'Iliade. Bene, succede spesso quando dal libro si passa a un film, ma liberamente ispirato non significa cambiare la trama: nell'Iliade Menelao non muore affatto, non può morire come dirò fra un attimo. 
Per me liberamente tratto o, più a paraculo, ispirato significa che posso prendere uno dei tanti episodi che sono accennati nel poema e svilupparlo secondo le mie intenzioni, oppure posso omettere una parte del libro: per esempio il ' catalogo delle navi ' o ' le gesta di Diomede ' ecc... Financo posso prendere a prestito dei personaggi e farci su una storia mia più o meno inventata. Ma non posso cambiare la storia originaria, con uno sfondone tale poi. E adesso vi spiego perché la minchiata è sesquipedale.
Nell'ideale continuazione dell'Iliade cioè l'Odissea sappiamo con estrema chiarezza che un destino accomuna gli eroi della guerra di Troia: tranne pochissimi tutti gli altri o muoiono 'sotto le mura di Ilio' o durante il viaggio di ritorno per mare o ancora riescono a tornare ma muoiono uccisi, come lo stesso Agamennone. Fra i pochi che tornano sani e salvi ci sono Nestore, re di Pilo, Odisseo re di Itaca dopo le notissime peripezie e, udite udite, proprio Menelao re di Sparta che si riporta a casa la bellissima moglie e che riceve la visita di Telemaco che appunto viene a domandare sul destino del padre. L'attrice che impersona la stupenda Elena è solo graziosa, magra come una modella e della tipologia ' se mi tocchi mi rompo ' mentre la vera Elena, che oltretutto è una semidea, dovrebbe essere una sensuale donna indoeuropea della ' prima ora '.
Ma ho detto che Menelao non può morire. Se ci pensate bene la ragione del conflitto fra Achei e Troiani è sempre stata poeticamente spiegata con la fuga di Elena col bel  Paride. Ora se Menelao muore, Elena diviene vedova e può sposare chi vuole, dunque il motivo su cui si incentra tutta la storia verrebbe a cadere! 
Nessuna legge obbliga la vedova a sposare qualcuno né ne esiste una che indica in un parente del marito colui che abbia l'obbligo di sposarla. Esempi? La stessa Penelope, cui dicono di decidersi ma che può scegliere liberamente chiunque dei Proci, o Giocasta che sposa Edipo dopo la morte del re di Tebe Laio.
Quindi, morto Menelao Elena si sposerebbe il suo Paride e potrebbe persino tornare a Lacedemone. Sulle conseguenze di tale evenienza leggete il post sulla Guerra di Troia.
Il regista deve aver pensato che in effetti di Menelao non si dice granché, è un personaggio strumentale alla trama, ma ciò non permette di levarselo dai coglioni una volta espletato il suo compito! Menelao è presente alle vicende del poema, non può essere eliminato, la sua figura può essere ridimensionata ma non tolta dalla trama. Se non altro perché risulta piuttosto vivo negli anni successivi.
Allora uno potrebbe eliminare anche Achille che compare all'inizio dell'ira e poi solo alla fine del poema. Dice: ha poche battute, ne possiamo fare a meno.
Allora però se questa scelta del regista di Troy è ammissibile, così lo diventano le aberrazioni di un Achille di razza nera (in una serie di non so quale produzione) o la Elena dalle braccia bianche (leucolenos in greco) interpretata da una nera, che prima fa passare la cosa come un momento storico per la causa dell'antirazzismo e poi confessa che lei l'Odissea non l'ha mai letta...
Però la minchiata di Petersen è ancora più grossa perché un Achille nero potrebbe essere giustificato dal fatto che il Pelide è visto come archetipo dell'eroe sotto tutte le latitudini. 
Ora, mi viene l'orticaria a veder trattare Omero, il sacro Omero, " il Padre e perpetuo principe dei poeti " come lo definì Giacomo Leopardi e i testi sacri dei suoi due poemi, le due colonne della letteratura e della civiltà europea, in questo modo, ma al limite avrebbe un senso (" mi fa un zenzo! " avrebbe detto sempre Totò). Poi però vogliamo un Odisseo asiatico, un Ettore bianco, una Andromaca indiana e anche un aborigeno australiano in un ruolo ancora da decidere.
Ma la cosa preoccupante, davvero preoccupante è che questo film instilla come altri ormai d'abitudine, o meglio di strategia pura, nelle menti già bacate degli spettatori che " questa o quella per me pari sono " ossia che tutto si possa confondere, mischiare così per gioco, senza pensare al senso e alla sensatezza di quello che si fa. L'assoluta indifferenza delle soluzioni rispetto ai fatti oggettivi della realtà, che può essere distorta ai propri fini: il divertimento per il vulgo, plebaglia ignorante, e gli scopi strategici dei potentati del mondo.
In questi casi mi viene il dubbio che ci sia lo zampino del grande ingannatore: Satana. Del resto io non credo a Satana ma ritengo che qualunque entità disincarnata che abbia dei fedeli e riceva un culto possa venire in essere.
Ah, per completezza d'informazione, dopo ho spento tutto e non era morto nessuno che mi sta sulle palle: " e non è morto... non è morto! " diceva sempre Totò.


 Il compianto Menelao 

 

R.P.
posteris memoria mea
renatus in aeternum