domenica 18 giugno 2017

Estate obbligatoria

Questo post è dedicato a quelle persone alle quali dico che ci sono degli aerei che scaricano delle scie per far sparire le nuvole e mi guardano come fossi matto.
Credo succeda da un bel po' ma ho notato un incremento negli ultimi due o tre anni, nel senso che l'attività si è intensificata. Se vado indietro con la memoria ricordo altri periodi con un clima strano e penso si verifichi un po' dovunque, almeno dalle foto che vedo in giro per il mondo.
Vi dico subito che qui a Milano sono due anni che non fa inverno, temperature troppo alte impediscono alle piante di perdere le foglie. Nel 2015 e 16 ha fatto un lungo autunno, da ottobre alla primavera. Le foglie degli alberi sono appassite e cadute a gennaio, in alcuni casi solo le foglie nuove hanno fatto staccare quelle vecchie. Le cause: temperature alte dovute a troppe giornate soleggiate (anche un mese di fila) quindi assenza prolungata di pioggia e persino nuvole.
Noto un numero sempre crescente di aerei molto alti in quota che hanno delle scie di scarico lunghissime che permangono nell'aria e si allargano. A volte l'immissione è pesantissima e disegna una specie di ragnatela. Si nota da due cose: la prima il colore del cielo che, se sereno dovrebbe essere azzurro brillante mentre è sempre sbiadito e se non piove mai non può essere l'evaporazione di umidità, la seconda poi è che guardando il cielo si vedono molte meno stelle di prima quando la notte era serena.
Si vede a volte qualche nuvoletta apparire e letteralmente dissolversi a contatto con la scia, o interi ammassi di nubi sparire in brevissimo tempo.
Resta un cielo sahariano senza la più piccola nuvola e non piove per settimane con temperature abnormi per la continua insolazione.
Cosa sia la sostanza che immettono nell'aria non lo so, ma non deve essere qualcosa di troppo sano se anche le rondini volano basse col cielo sereno. Ho letto varie cose in rete, fra cui la presenza di proteste degli aviatori militari che scaricano questo aerosol che si stanno ammalando tutti. Credo che ormai anche gli aerei civili spargano le scie.
Ci credete? Sono pazzo? Complottista? Non m'importa, ormai ne sono sicuro, anzi probabilmente c'è di più sull'intervento sul clima locale per provocare caldo, siccità o al contrario piogge e inondazioni.
Vi metto qualche foto e una copertina di un documento. Le foto le ho scattate dalle finestre di casa mia e sono tutte degli ultimi tre anni, ne ho altre, ma queste mi sembrano significative.
La copertina e la traduzione sono prese dal blog 'L'orizzonte degli eventi – il blog di Lameduck'.

qui sono solo quattro...

eloquente...

scie che si espandono

scie e 'ragnatela' notturna

scie e 'ragnatela' diurna

strane nuvole...

nota l'anno  

 
così si conclude il rapporto
Se siete di quelli che hanno capito che l'ora legale non serve a risparmiare (in Italia risparmiamo, dato ufficiale, 1,5 euro a testa!) ma a vendere condizionatori e occhiali da sole e a mandare la gente in vacanza contenta e cogliona, in canottiera, calzoni corti e ciabatte, allora non mi darete del pazzo e mi capirete.
Perché i black-out capitano solo d'estate? Poiché i condizionatori vanno a palla perché le temperature sono artificialmente alte e per lungo tempo, anticipano l'estate a metà maggio e dura fino alla fine di settembre (e immagino al sud...). E guardate il giro d'affari delle multinazionali che producono occhiali da sole oltreché da vista.
Se non vi sembrano cose da folli quelle che ho detto, probabilmente sarete anche voi di quelli col naso all'insù a guardare il cielo della vostra zona. Io lo guardo perché sono, come Irving Stettner, un osservatore di nuvole, a me le nuvole servono per scrivere poesia.

Meraviglie di un cielo naturale!

domenica 11 giugno 2017

Composizione architettonica e poeti: timpani, centine, architravi

Brutti anatroccoli del mio cuore, benvenuti alla Lezione di Composizione Architettonica per Poeti n° 1.
Essa ha per titolo: timpani, centine e architravi e si riferisce a una soluzione molto diffusa durante il Manierismo.
Questa volta con le immagini me la cavo alla grande: basta mettere Palazzo Farnese di Michelangelo Buonarroti, Giuliano da Sangallo, Vignola e altri, a Roma, dal 1541.
Qui è ambientato il secondo atto di Tosca di Puccini per cui vi rimando al post sul compleanno di Monteverdi.

Palazzo Farnese - Roma

Vedete che la cimasa della cornice delle finestre del primo piano presenta la comune soluzione dell'alternanza di timpano e centina. Al piano terra invece c'è un elemento orizzontale che possiamo chiamare ad architrave poiché di fatto lo è.
Vi metto qui sotto un ingrandimento dei tre casi.

Palazzo Farnese - Roma - particolare

Nel resto della facciata vi sono altri elementi d'interesse, sia come connotazione tipica dell'architettura manierista sia come prefigurazione di quella barocca.
Nel primo caso vi sono il bugnato ridotto solo all'angolo e nel complesso del portale, l'appoggio dei marcapiani delle finestre su mensoloni, il coronamento decorato a rilievo e nello spirito totalmente manierista l'enorme aggetto del cornicione. Grande finezza rinascimentale invece nel trattamento degli intonaci via via sempre più leggeri man mano che si sale.
Basterebbe ciò che ho menzionato per collocare il palazzo fra i capolavori dell'architettura e del grande maestro.
Nelle prefigurazioni barocche si notano degli strepitosi timpani spezzati all'ultimo livello, l'unica soluzione che unisce portale e balcone del primo piano e l'uso di grandi targhe, ce n'è anche una d'angolo che però qui non si vede.
Sapete che per me Michelangelo è stato immenso scultore e architetto ma, bestemmia delle bestemmie, non mi piace come pittore. E che ce devo fa'...
Da notare che mancano, ed è anche questa un anticipo del barocco, gli elementi di linguaggio classicista espliciti: colonne, lesene ecc... La tripartizione verticale è ottenuta con dei marcapiani di livello molto rilevati che preparano il grande gesto del cornicione che aggetta di più di due metri: siamo al limite della resistenza meccanica della pietra.
Questa considerazione sull'aspetto progressivo dei marcapiano è di quelle da notare come i particolari che fanno 'la delizia dell'intenditore'.
Elementi direttamente tolti dagli stilemi classicisti si trovano solo nelle cornici delle finestre. Anche l'arco è risolto nel tema plastico del bugnato rustico.
Potete riprendere i post in cui descrivo dettagliatamente un edificio per continuare da soli la lettura di Palazzo Farnese. Mi riferisco a post sullo Spedale degli Innocenti (rinascimento), sulla Farnesina (manierismo) e su Schönbrunn e gli altri barocchi. Tanto so che non lo farete.
Quindi l'esempio che vi pongo è perfetto per analizzare l'uso di timpani, centine e architravi.
Quello che voglio dirvi, in sostanza, è la ragione per cui esiste questa soluzione relativa alle aperture, cioè al momento in cui si passa da un pieno a un vuoto per capirci, punto quindi molto sensibile sia per funzione sia per il disegno della facciata secondo le proporzioni e moduli e quant'altro trovate su ogni testo di storia dell'arte. Ma non trovate il perché di questa soluzione che sembrerebbe solo formale. Cioè sembrerebbe una scelta decorativa come altre possibili. Qui trovate considerazioni di composizione architettonica, non descrizioni a uso del turista.
Prima di svelarvi l'arcano occorre una premessa.
Agli inizi della ripresa classicista, il cosiddetto Rinascimento, l'uso di elementi di linguaggio direttamente derivati dalle architetture romane non è andato subito in facciata e sull'intero edificio. C'erano stati secoli di gotico, come vi ho già illustrato a proposito di Brunelleschi.
La prima applicazione è stata nel trattamento interno dei vuoti: finestre e, prima ancora, porte. Sulla cornice delle aperture interne o nella vista interna delle finestre si poteva proporre il nuovo stile senza impegnarsi, e impegnare il padrone di casa in scelte ancora poco comprensibili.
Se ci pensate, non discende in modo così naturale che si ripiglino colonne, lesene, archi ecc... da un'architettura che non esiste più da secoli: occorre una precisa presa di posizione ideologica. Anche perché di capolavori assoluti nel periodo gotico non ne erano certo mancati.
In seguito sempre le aperture esterne, i portali soprattutto, sono stati oggetto delle prime sperimentazioni classiciste.
Dunque esiste un rapporto compositivo diretto e di divenire storico fra elementi di linguaggio classicista e vuoti di facciata.
Ma perché proprio quei tre: timpani, centine e architravi? Poi nel barocco li troviamo anche rielaborati: spezzati, a forma e controforma, torti ecc...
Ebbene essi altro non sono che simboli, cioè parti che richiamano al tutto, dei principali sistemi costruttivi dell'architettura classica.
Nell'architettura greca il sistema era architravato, le coperture a capanna sottintendevano dei timpani e nell'architettura romana il sistema era archivoltato per la cui costruzione era necessaria una centina che sostenesse archi e volte in mattoni o calcestruzzo (opus caementicium).
Dunque l'uso contemporaneo dei tre sistemi permetteva una citazione ricapitolativa di tutto il linguaggio.
Naturalmente questo si poteva non fare, è una precisa scelta compositiva oltre che poetica. Quando la si faceva si potevano omettere tutti gli altri elementi in scala più grande come le colonne e le lesene.

Concludo con un esempio di citazione classicista in epoca moderna: il Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera, a Roma (all'Eur), iniziato nel 1938. Libera è stato uno dei più grandi architetti del razionalismo italiano, con Terragni direi il maggiore.

Palazzo dei Congressi - Roma EUR

Come potremmo calare questa scelta compositiva architettonica nella poesia? A me viene in mente subito, avendo la lingua greca molte parole di accento sdrucciolo (la cosiddetta legge del trocheo...) mentre quella latina in maggior numero di accento piano, una composizione che alterni versi sdruccioli e piani.
Oppure al diverso aspetto tonale degli accenti all'interno dei versi, sempre nella poesia classica (ho già detto che mi pare molto difficile trasporli in una lingua tonica come l'italiano).
Trocheo: _ UU con la prima lunga accentata. Dunque accento sdrucciolo sulla terz'ultima sillaba.
Dattilo: _ _ con la prima lunga accentata. Dunque accento piano con l'accento sulla penultima sillaba.
Ovviamente nelle facciate classiciste le aperture prescindono dalla funzione del locale cui appartengono. Ma un altro caso a cui penso è l'uso, nella singola parola del componimento poetico, a un codice linguistico che non contraddica il resto della composizione, sarebbe come dire che non esiste l'eccezione che conferma la regola.
La stessa dimensione delle aperture fa pensare a una lunghezza di verso identico.
La scelta della lunghezza dei versi o degli accenti può naturalmente variare nella poesia moderna così come le aperture dell'architettura moderna possono variare in seguito alla funzione che si svolge dietro di esse. Ma attenzione questo non può avvenire, nemmeno nell'architettura moderna, a capocchia. Altrimenti...
Vi metto un esempio circense di traduzione architettonica, una facciata, di certe poesie moderne senza metrica né rima (presa come filo architettonico).

Facciata scognomata

E non mi dite che è un bel quadro astratto ché vi tolgo il saluto.

domenica 4 giugno 2017

Precisazioni su " Mi sono rotto il cazzo ": sulla borghesia

Lucio Fontana - quadro scognomato...
Sento che è necessaria qualche precisazione al post antiborghese 'Mi sto rompendo il cazzo'.
Chi è la borghesia? Una classe sociale o economica? No, è eminentemente una classe culturale. Il borghese può essere ricco o povero, ma rimane tale.
L'essere borghese è una categoria dell'intelletto, della morale.
Il borghese è colui che, anche suo malgrado, rimane un ben pensante, un conformista, alla ricerca di una forma a cui conformarsi. Che ha i suoi codici di comunicazione ben protetti da una password di fratellanza nel privilegio.
A esempio, sulla bellezza di una donna e sulla sua sensualità potete dire anche cose molto esplicite, ma non potrete mai usare delle frasi, che magari sono veritiere, ma lasciano adito a critiche di forma in un contesto borghese nel quale la forma è l'essenza dell'appartenenza e la regola necessaria e sufficiente per essere accettato e per svolgere quello che si ritiene il proprio dovere sociale. E non mi sto, evidentemente, riferendo alla malagrazia verso una donna che conoscete, non parlo di educazione. Non potreste mai associare la bellezza femminile a qualcosa di dichiaratamente sessuale, cadreste immediatamente nel reato del politicamente scorretto. Il borghese, come l'arabo s'offende per tribù, s'offende per categorie. Quello che riferite a un caso diventa subito conseguente per l'intero insieme, in questo caso le donne.
Potrebbe capitarvi d'associare la bellezza fisica di una donna con qualche frase gergale: mal ve n'incolga! Maschilisti! Dovete dire : o amore, amo la profonda espressione fisica della tua sessualità! Nel rispetto del tuo ruolo di madre, moglie o, che non ci senta nessuno, amante (purché sostenuta da precise ragioni, riconoscibili, della cultura accettata, meglio se con qualche venatura letteraria o ideologica).
Ho usato il sesso perché, il borghese essendo una variante del bigotto, del credente degenerato, del benpensante educato e colto, lo trova particolarmente argomento sensibile. Da come si parla di sesso, dalla reazione a una battuta si può capire molto di un individuo e della situazione politica di una società. Nessuno vi ha mai detto, se usate delle parolacce quando parlate, che siete volgare? Avete capito cosa intendo?
Vi ricordate che nel post 'Mi sto rompendo il cazzo' ho messo un quadro di Jackson Pollock? Ebbene Pollock fu accusato dalle femministe (non c'è quasi nulla di più borghese del femminismo) di voler umiliare la donna con la sua pittura perché il colore che colava sulla tela messa in orizzontale era metafora del pene che sporcava la donna col suo sperma. È demenza, concordo, ma di queste cose si parlava, ricordate?
E immediatamente, per reazione simpatetica con il perbenismo, anche il borghese si sente in accordo con le prese di posizione che ne dimostrano la sua corretta adeguatezza di fondo.
In una società borghese c'è chi può dire certe cose e chi no, in tutti i campi e in tutti gli argomenti: al comico per esempio è concesso dire, in tema di sesso, quello che tutti gli altri stanno pensando, lui può perché è il buffone di corte e poi è chiaro che scherza e non la pensa così: è liberatorio come la confessione e l'assoluzione. Ed è così altrettanto per tutti gli argomenti discutibili. È importante che ciascuno abbia il suo ruolo e non esca dai vincoli che il privilegio di casta gli concede per quel ruolo. Agli altri basti dire in modo accettabile dalla sensibilità di chiunque, cioè della maggioranza e non d'ognuno. Che non sia lesivo della dignità del popolo, della donna, dei poveri, dei ricchi, dei potenti, di chi non conta un cazzo, bla bla bla... nel modo più schifosamente per bene sia possibile.
Le belle affermazioni, meglio se universalistiche e apodittiche, tacitano il senso di colpa che il borghese si porta dietro, gli danno il senso di far la cosa giusta, soprattutto se la fa la maggioranza che sia silenziosa o impegnata comunque perbene. La pace, il razzismo, la solidarietà... avete capito.
Naturalmente il borghese dice di non amare i soldi ma vive per quello, pochi o tanti che siano. La vostra libertà finisce dove inizia il suo interesse. È quello che è vostro amico quando e solo fin che gli servite, che si nega se siete voi che lo cercate. Che ha sempre mille cose importanti da fare, mentre le vostre cose non lo sono. E altre mille esperienze di vita che potete comprendere e ricordare senza sforzo. E senza che io la faccia troppo lunga con tanti esempi.

Politicamente la borghesia si spaccia da sempre, ché non vi è altra strada, come classe di progresso. E come tale è riconosciuta anche da Marx, peraltro borghese anch'esso: di famiglia rabbinica.
In realtà essa è l'antidoto di ogni rivoluzione, termine qui inteso in senso lato come rivolgimento: è la classe che premette che ogni cambiamento avvenga affinché nulla muti, e perdonatemi la banale citazione del Gattopardo.
Perché dico che l'aristocrazia è meglio della borghesia? In realtà non vi è molta differenza, solo che l'aristocrazia può non fare una mazza, tanto chi gli s'incula? La borghesia invece deve darsi da fare, deve dimostrare d'essere diversa dagli uni e uguale agli altri, popolo e aristocrazia, a seconda dei casi. In questo s'invera la sua necessità storica.
Ogni tanto, troppo poco spesso, succede che il resto del popolo si faccia una sua vendetta, piccola, limitata, molte volte esagerata, su questa classe infima che occupa tutti i ruoli lasciati scoperti dal potere, ed è per questo che gli si permette d'esistere. È una classe connivente, subdola, complice e correa dell'aristocrazia la quale delira sul primato divino della sua primazia. Insomma, qualche volta succede che i lacchè del potere restino impaniati nelle pieghe della storia, quando, viceversa, sono stati inventati per passare indenni a ogni burrasca sociale. Allora gli uni si lamentano dei nobili e gli altri li accusano d'essersi allargati dai loro ruoli.
Credo non ci sia bisogno d'aggiungere nulla al fatto che la borghesia sia il veicolo indicato dai potenti come via per il cambiamento, che è sempre nelle cose della storia, non è creato dal popolo ma è sostenuto dai potenti per eseguire i cambi che sono già inevitabili e prevedibili, direi inevitabili. Allora c'è necessità, per il popolo beota, quasi teneramente coglione, di una classe che compia questi cambiamenti in modo che siano sotto controllo. Così è nata la borghesia.
Etimologicamente borghese era chi viveva nel borgo, o sia non il nobile del castello e non il servo della gleba. È fin dalle origini un pezzo importante della macchina del potere e del controllo: contento e cliente di chi lo comanda e superiore al volgo pecorino e pecorone perché formato ad arte per il compito di snaturarsi come essere umano dotato di dignità. Dal borghese nasce il cortigiano che convive magicamente con i potenti senza mai abbandonare del tutto la sua vile origine. Vile origine che in realtà sfrutta per il proprio interesse materiale, egoistico e immediato.
Perciò dico che quando, qualora, accada una vendetta di popolo, essa è solo benedetta in quanto non prevista e fuori dell'osmosi aristocrazia-borghesia che ce lo mette nel culo in ogni casualità della storia. Potrà forse essere ingiusta, ma qual è la giustizia in un sistema del genere? E poi, s'invoca la ragion di stato per le nefandezze dell'aristocrazia, l'interesse per quelli della borghesia: e per quelle del popolo valga almeno la comprensione.
Poi c'è chi usa il popolo per commettere le sue iniquità. Ma il popolo chi è? La massa di idioti che si fanno fregare da chiunque. Molto spesso esseri involutivi e specchio delle peggiori cose immaginabili, esseri fascinati dalle apparenze più abiette e risibili, dipendenti da valori francamente imbarazzanti per chi abbia una dignità. Crogiolantesi nella loro ignoranza come maiali d'allevamento, meschini, turpi come e peggio di un borghese. Convinti che la cultura sia loro nemica, per antonomasia, e dunque supini e disposti a ogni perversione borghese e aristocratica, che scambiano come propria o come concessione. Così come i borghesi si spompinano la cultura come la loro puttana preferita.
In fondo la tripartizione aristocrazia, o potenti, borghesia e popolo andrebbe rifiutata se si cerca una vera via evolutiva dell'uomo. Anche la ipotizzata classe operaia non era altro che la borghesia dell'aristocrazia del partito. Essa infatti non doveva esprimere propri concetti, ma riferire e ripetere le idee che il partito elaborava, esattamente come la borghesia storica e capitalistica nei confronti del potere.
Mi rendo conto che con questo post mi sto rovinando, se può essere ancora di più possibile. Ma già mi mettono al bando: cosa può accadermi di più prima che non mi procuri un kalashnikov e lasci un po' di lezzi cadaveri sulla mia via?
La correttezza democratica borghese e la morale borghese non lasciano spazio ad altro. E non mira se non all'estinzione della mia razza. Cosa perdo al fine? La vita? La vita di merda che loro hanno immaginato per me nel loro mondo di merda? Sono già destinato all'estinzione. Occorrerà solo pensare per quale giusta causa sono stato eliminato dal mondo (prima del previsto intendo) ma è un dettaglio. Potrei fornirvi un mucchio di ragioni attuali per cui sono stato sottomesso al progresso: non riconoscevo l'utilità della dittatura europeista, non riconoscevo l'importanza che i migranti avevano nel futuro dell'esistenza dell'Europa senza gli europei, non capivo la profondità della religione islamica nell'identità della cultura europea, non capivo quel cazzo che si stavano inventando sul momento per fregarvi, giustificare i loro misfatti e per difendere il loro meschino e infantile privilegio.
Non capivo che il modello di vita e comportamento giusto fosse quello della borghesia...
Non so se mi 'ho' spiegato...
Non voglio ucciderli a vista, non voglio uccidere nessuno, se nessuno pensa di uccidermi. Mi rifugio nella poesia, nell'arte, nella tenerezza, nella bellezza... Ma non cagatemi il cazzo!
Se qualcuno mostrerà di ribellarsi alla vita di merda che voi, borghesi di merda, volete destinarci, mi avrà al suo fianco, purché poi si faccia giustiziare come borghese di merda, perché allora si sarà dimostrato almeno coerente. Sul fatto che i borghesi non si dimostrino come sempre la classe infima della storia attendo sorprendenti smentite.
Poiché però mi sono già rotto il cazzo di analizzare la composizione e la lotta di classe della società, altro sistema per tenerci buoni e impegnati a fare cose edificanti mentre loro alacremente lavorano ai propri fini, poiché mi sono rotto il cazzo dicevo, seguiranno alcuni post sulla composizione architettonica che potranno essere utili anche per i poeti, se a questi interessa comporre e non accozzare parole. Visto che pare che delle mie poesie non fotta un cazzo quasi a nessuno parlerò di quello di cui nessuno vi ha mai parlato.
Prima di morire voglio lasciare quel poco che so, che sembrerà molto poco a voi piccoli brutti anatroccoli miei, 'a gratis' a chi capirà il mio testamento. In realtà non un anatroccolo ma un falco o un condor capirà davvero cosa intendo e cosa gli dono.
Io scrivo per lui o lei e per nessun altro. Se ha capito cosa voglio dire...
A chi non capirà, per rifiuto d'ignoranza o per conformismo borghese, vada il mio più cordiale senso di pena.