Ti consiglio di leggere il primo post " Incipit " 7 dicembre 2014
La
risposta è ovviamente sì, ma la domanda ne sottintende un’altra: esiste un
criterio condiviso per cui definiamo una composizione letteraria ‘ poesia ’? A
questo proposito la risposta è meno certa, senza dubbio.
La
poesia, come tutta l'arte, non è ancora uscita (o per fortuna non è ancora
uscita) dalla crisi dell'accademismo e dalle esperienze avanguardistiche. La
mancata condivisione di canoni certi è il connotato dell'intera arte moderna,
la ricerca di una sua rifondazione, o al contrario negazione, sono tuttora alla
base dell'esperienza artistica.
Un’avanguardia
artistica consiste in un fare che pone la sua premessa in un insieme di parole
chiave e di esperienze tendenziose, alla ricerca di risultati da analizzare.
Questo
dal punto di vista dell'artista.
Da
quello del fruitore, quindi anche l'artista nel momento in cui beneficia
dell'arte altrui, c'è una grande varietà di scelta, al punto che ritengo
davvero lecito si possa dire, da questo rispetto, che " è bello ciò che
piace ".
Mi
pare che questa constatazione però obblighi chiunque voglia fare arte in modo
consapevole a porsi altre due questioni.
La
prima è esprimere concettualmente che cosa ci si propone di fare quando si
affronta il tema della composizione dell’arte. Vale a dire, cosa si intende sia
giusto perseguire con il proprio fare artistico, cosa si ritiene utile
esplicitare per dare un contributo allo sviluppo dell'arte.
La
seconda è definire il ruolo dell'arte nella società di massa e della società postmoderna
nell'arte.
Credo
si possano avanzare solo risposte parziali. Lo sono per definizione, dunque
dirò cosa io ne penso e cosa cerco di fare nella mia attività poetica. Nel
prossimo post dirò qualcosa sul secondo tema.
Definisco
la mia poesia, bella o brutta che sia, sia o no poesia: poesia d’evocazione.
La
poesia deve essere, a me pare che sia, io cerco di fare ecc... una poesia d’evocazione.
I
versi di una mia composizione muovono innanzitutto da immagini. Immagini reali
che rimandano a immagini interiori, aspetti che colpiscono per qualche motivo,
legato alla loro natura o allo stato d'animo in cui mi trovo, che cerco di
trasmettere in modo che compiano lo stesso percorso, non di necessità il
medesimo effetto, sul lettore.
In
sostanza l'immagine oggettiva, condivisibile, produce un momento di sincope
nella coscienza individuale per la quale essa rimanda a un'introspezione, a un
momento di riflessione su sé stessi.
Vi
è una prima immagine la quale si connette analogicamente, nel senso più ampio,
ad altre immagini e queste a una riflessione. In questo procedimento sono
comprese tutte le allegorie e le letture simboliche che si vogliano applicare
alla poesia.
Spesso
è un verso, la scelta di una parola per descrivere un'immagine, che fa nascere
la cascata analogica di immagini.
Ci
fermiamo a pensare, cominciamo a costruire immagini, sensazioni estetiche,
riflessioni, stati d'animo: è nata l'evocazione che i versi hanno prodotto.
Questo
succede in chi scrive in un modo, in chi legge in un altro. A volte il senso
delle parole è chiaro e condiviso, altre volte è oscuro ma esercita un richiamo
su di noi.
Non
importa: se un verso o una poesia riescono a fare questo hanno svolto la loro
funzione sociale ed estetica.
Vi
è la totale libertà del lettore di condividere la suggestione del poeta oppure,
da lì partendo o negandola, di approdare a un proprio sentire estetico.
Ciò
avviene anche per mezzo di immagini, senso e significati recuperati nella
propria memoria, dal momento in cui si legge per la prima volta o si rilegge: è
un'emozione personale che si svolge nel tempo.
Essa
non è imposta da chi scrive e l'esistenza del verso sarebbe già in sé bastante
a questa funzione.
Con
le immagini evocate vengono i ricordi, i pensieri e le riflessioni, e i moti
dell'animo che sono la cosa più importante.
Dunque
si parte dalle immagini che si vogliono evocare e i significati che a esse si attribuiscono: è una proposta insomma di condivisione di
emozioni e idee, ma anche e soprattutto di genesi di quelle immagini che sono
evocate nel lettore che diviene così parte attiva dell'azione poetica.