domenica 9 giugno 2019

Canoni e tankabaiku

La sesta raccolta che ho composto ha per titolo “ Lykauges ” che significa ' occhi o sguardo di lupo '.  



In Grecia si diceva che alcune divinità, come Apollo e Artemide, avessero lo sguardo di lupo, intendendo la visione dei vespri, il momento, all'alba o al tramonto, di passaggio fra la Notte e il Giorno. S'intende una visione particolare che sta fra il conosciuto, o il visibile a tutti, il Giorno e ciò che è sconosciuto o invisibile, la Notte.

In questa silloge ci sono canoni e tankabaiku. Sul significato dei due termini ho già detto. Il canone è pensato con una struttura in cui le sillabe finali ricorrono non secondo uno schema classico ma a una distanza che può essere variabile, con uno sviluppo musicale.

Dai canoni ho scelto questi tre.

Quando sento definire Janis Joplin una cantante rock mi vengono le convulsioni. Ella fu una grande interprete di blues e rhythm 'n' blues. È tenero vedere le immagini di questa ragazza, considerata all'epoca una reietta, ribelle, drogata, alcolizzata, che si presentava coi capelli sempre pulitissimi e lo stesso sguardo che aveva da bambina. Quando oggi l'essere sconvolto è segno di bellezza e originalità. Nella composizione c'è un gioco di parole, più italiano in effetti che inglese, fra 'turtle' tartaruga, una sua canzone, e turtledove colomba. Le sillabe finali danno due schemi diversi se considerate come tali o tenendo per omologhe le vocali (in modo da avere uno schema meno fuggente).
                                                                              
                                                                               A Janis Joplin

E mi chiedo perché mai una colomba
come te, perché ha dovuto (voluto)
morire su uno spiedo avvelenato,
nemmeno fosse un pennone di guerra.
Cosa c’era nel mondo o in te stessa
che non riuscivi a buttare fuori
con la tua voce di occulta colomba.
Tortora che invano si nascondeva
dietro lo stridio delle rondini
che gridano contro il miele che cola
dalle braccia del sole al tramonto.
O all’urlo del gabbiano che sovrasta,
con le ali e la voce, il mare in tempesta
che, bianco e squassante, cupo rimbomba.

E perché tu, promessa mantenuta
in musica, in arte e nei tuoi golfini,
non hai potuto altresì accettare
pur breve e normale mediocrità
che anche gli eroi accompagna talvolta.
Bastava un altro piccolo sforzo.
Oppure gridando sempre di offrire
un altro pezzettino di cuore
sei rimasta senza forze e respiri.
Ma quando il tuo lo donavi agli altri
sapevi che un pezzo del loro era tuo?
Riposa in pace sui tuoi capelli,
come la luna pigra poggia sola
il suo capo stanco su una nuvola.
Abbi pure con te una buona bottiglia
di whiskey (purché non sia irlandese),

sii per una volta solo figlia
e ora, colomba, non aver più paura.

 

(schema: ABBCDEAFGHBIIAIGLIINNNEOPQHHRTRC
Oppure, considerando solo la natura della consonante:
ABBCDCAAEFBBBABECBBHCCCBCGFFFIDIC)


 
Questa è una delle poesie che ritengo essere fra le più belle che ho scritto. Il cielo come gli occhi di una Dea che guarda dall'alto. Un grido di illusione e di speranza. C'è poco da aggiungere. La successione di immagini è perfetta. Lo schema è riassumibile come una scala cromatica e il riproporsi di sillabe nella progressione musicale indotta dal testo.
 
Vedo il cielo confuso sopra di me,
guardo le nuvole tinte di scuro
che corrono basse seguendo i venti
e vanno veloci come il pensiero.
Foschie di nubi che passano calme
davanti alle tue iridi celesti
come fumo di quieti dolori
e battiti di ciglia incerti e stanchi.
Ci vogliono sempre più precari, 
approssimativi e rassegnati, 
forse mi volevi dire con gli occhi. 
Ma non mi sono ancora arreso. 
Forse dici che ormai di me disperi, 
ma mai m’hai così tanto amato e illuso 
come ora, mentre sopra di me ti specchi.
 
(schema: ABCBACDEDCEFDFE)


Questa composizione è complessa poiché la consonanza è nella cesura del settenario interno all'endecasillabo per cui ne deriva un passo del genere aA bB cC ecc... È un lungo trascorrere di pensieri e immagini che vanno in pratica come versi sciolti ma legati al loro interno. Il ritmo declamatorio è chiaro e molto piacevole (bisogna leggere a voce alta, naturalmente).

La primavera viene languida 
col suo odore, timida e ritrosa, 
col profumo di rosa d’inverno, 
della primula, pieno di promessa 
d’una favola rossa, d’illusioni 
come dolci canzoni d’amore, 
mendaci e lusinghiere che si canta 
con melodia intonata lieti dentro, 
ma poi si lascia dietro, va lontano 
sui rami che oscillano a dire che 
qualcosa c’è stata anche lì dove ora 
ci resta solo premura di foglie, 
di fiori bianchi e voglie di frutta, 
e erba e umidità della sera. 
E la poesia, se è vera, è illusione 
di sincera passione, la più vera 
di ogni realtà, e ancora apparizione 
che appaga e dispone la natura 
alla nostra maniera e il senso 
che noi diamo lo stesso alla vita.
 
(schema: rime in cesura di settenario e cadenza finale
nA aB bC cB bD dE eF fG gC cH hI iL lM mI iN nI iN nI iO oF)

Dai tankabaiku propongo questi tre.
 

La vecchiezza è in realtà una convenzione sociale, un giudizio che danno altrui, ma è anche senso di divenire, di maturazione, di consapevolezza. Ma non si guarisce mai del tutto. Lo schema è T H T T.
 
Dolce appare
 
Mi sento vecchio 
se in una donna bella 
oltre ogni dubbio, 
guardo s’è elegante 
e i vezzi dan fastidio.
 
Le moine e i vezzi 
eran tutt’uno, presi, 
con la bellezza.
 
I suoi occhi, 
le labbra, le guance, 
le mani e il seno 
erano avvincenti 
se ornate da malizie.
 
E le ritrosie, 
le pallide insicurezze: 
com’eran dolci! 
E la sua bocca rossa 
com’è dolce ancora!

Da meditare e da ricordare la conclusione. La vita di ognuno di noi è irripetibile, le cose vanno avanti lo stesso ma la perdita di ogni piccola cosa è un danno irreparabile al Tutto. Lo schema è T H T 


Il mondo
 
Un fiore nasce 
sapendo d’appassire. 
da un fiore passo 
nasce un frutto e un albero etc… 
tutto va com’è giusto.
 
Nessuno impone 
leggi immutabili 
e perciò giuste.
 
Ma ogni volta, 
quando muore un fiore, 
muore con lui 
la bellezza del mondo 
e tutta la bellezza.

Senza bellezza 
l’uomo si rivela 
l’animale sbagliato.

Contemplazione di un confronto. La sintesi proviene dal non coglierle separate. Lo schema è T H H H.
 

Due lune
 
Luna d’agosto 
gialla e vaporosa 
di fienagione, 
luna d’ottobre 
porta gocce di miele.
 
Odore d’erba 
dolce e insinuante, 
luce verde e oro.
 
Foglie e grappoli
come cuori rossi 
d’innamorati.

Braccia di sole 
che ci accolgono calde 
e innocenti.
 

                                                                                                    R.P.
 
                                                                       Posteris memoria mea

venerdì 31 maggio 2019

Adesso basta così o...?

Metto solo il grafico delle visualizzazioni nei mesi precedenti le elezioni europee. È stato un caso anche questa volta? Dopo quello che è successo su Facebook e Twitter? Giudicate voi.



Poi i risultati sono quelli che sono... Infatti già si parla di eliminare il suffragio universale per eliminare quelli che votano “sbagliato”.

domenica 12 maggio 2019

Madrigali, canoni in terzine e tankabaiku

La quinta raccolta è “ Madrugada ”. Il titolo, che in portoghese significa alba, aurora, è in relazione al mio emblema: il fior di croco. L'Aurora è la luce che permette di vedere e nei Veda è madre del Sole. Dal punto di vista percettivo, che è l'osservazione più reale e a un tempo naturale, in effetti prima vediamo la luce dell'alba, poi l'oro dell'aurora e solo dopo il sorgere del sole. Quindi Aurora come luce di conoscenza che nasce dall'oscurità della notte, ma anche come madre del giorno. 


 
Dunque è una raccolta tematica, cosa di cui di solito non mi preoccupo o solo relativamente, come nel titolo della raccolta precedente.

Ci sono composizioni in forma di madrigale, che allude ai due significati sopra detti, e altri che chiamai canoni in terzine. Canoni per via del fatto che le terzine sono libere e lo sviluppo della composizione è potenzialmente illimitato senza riprodurre un criterio vincolante di sviluppo.

Lo schema del madrigale è composto da terzine, quali che siano, e un distico finale. È uno schema riassumibile così: T T T … D. per esempio ABC ABC … DD oppure ABA BCB CDC … XX eccetera.

Nei canoni in terzine praticamente tutte le poesie hanno uno schema di riferimento di questo tipo: V T V T V T … cioè un verso libero o reiterante e una terzina di vario modo. X ABC X BCD X CDE … per esempio o X AAB Y CCD Z EEF … eccetera.

In più ho scritto dei Tankabaiku (Tanka + Haiku) in forma libera, per esempio T T H oppure T H H eccetera.

Vi sono poi degli inserimenti di cui potrete sapere andando alla pagina dedicata a “Madrugada”.

Qui metterò degli esempi per ogni tipologia di composizione.

Fra i madrigali ho scelto questi. 


Questa prima poesia è un inno alla caduta dell'ipocrisia qui rappresentata dal mito della verginità. Il suo contrario è indicato come la vera missione naturale della donna. È un'invocazione all'amore libero, al coraggio dei sentimenti e della passione.

L’alba esce dal suo bagno notturno

e scrolla dai suoi capelli biondi

le perle di rugiada del mattino.

Tanti veli virginali candidi

in questa breve notte son caduti

in perle di sangue e getti di dadi,

e respiro ansimante, membra dolenti.

Aprite gli occhi pesanti d’affanno,


figlie, e sentite il cuore, i battiti

continui tutta la notte, nel sonno.

“ È stato mio! È stato mio! ” ripetete

e sciogliete i capelli sul cuscino.

Alzatevi e felici correte

messaggere come i raggi del sole

sulla terra, libere e devote


e portate le buone novelle

che preserveranno il mondo e la vita

dalle falsità e da ogni male:

che la verginità è caduta

in forma di quelle gocce rosse

e insieme l’ipocrisia è finita.

La Madre volle che il mondo fosse,


voi salvatelo con il segreto

che custodite nelle anime scosse,

nei più languidi recessi d’amore

che stanno nel vostro corpo di cuore.

 

(schema: ABA BCB CAC ADA DED EFE FGF GHG YY)

 














In questa composizione voglio fare un omaggio a Irving Stettner, uno dei poeti della beat generation. Poeta on the road come si diceva allora, testimone di un tempo in cui vivere era già abbastanza. Diceva di essere solo un “osservatore di nuvole” definizione in cui mi ci ritrovo. Ha il ritmo di una ballata.

Sei come il vento che ogni giorno soffia,

che può essere spiffero o tormenta

ma non lo fermi con nessuna imposta,

e con furia vuole spazzare via

“ ai quattro angoli del mondo ”

(appunto perché è soprattutto tondo)

per ripulire dall’aria stantia

nella vita prima che nella poesia.


e in altro che sovviene alla memoria…

Invidia, Irving, è solo invidia,

ma non, non solo, per la tua vita:

ma è per l’epopea che hai vissuta:

ognuno di noi ha la sua propria via,

ma quegli anni colmi di gioia

 

e di voglia di conoscersi, e voglia!

Come la libertà è normale che sia,

vivere in un mondo di semplicità,

di inaspettata, dolce, normalità.

Coi soli scarabocchiati e una foglia,

la bella donna danzante e popputa,

l’odore di caffè della barista,

sorriso che dice, già con nostalgia:

 

“ Grazie d’esser passato di qua per via,

buon viaggio e buona compagnia! ”.

A un certo punto il mondo e la sua soglia

son stati piccoli alla tua verità

e sei partito di nuovo in libertà.


(schema: ABB ACC AAA ABB AAA ABB ABB AAA ABB) 




Questo madrigale è una delle poesie più belle che ho scritto. Va visto come una serie di immagini concentriche che dall'esterno portano verso una dimensione sempre più interiore.

Guardo il sole sorgere dai monti

e inondare la pianura di luce

tacitando le voci degli amanti.

Come le nuvole di pioggia dolce

si aprono intorno alle cime innevate,

così il bianco dei tuoi denti traluce,

splende allo schiudersi umido e fremente

delle tue dolci labbra carnose e scure,


nel primo sorriso che doni raggiante.

Così mi specchio nel primo chiarore

e vedo la mia gioventù, l’altro ieri,

piena di ricordi e speranze in fiore.

Oggi ne ho altre, più crepuscolari,

e persino tu, che tanto bella guardo,

non sei davvero qui come appari.

Forse sono io che sempre mi illudo,


forse sono io che sempre a te rimando.

(schema: ABA BCB CDC … XX) 




 

Fra i canoni in terzine questi altri.
È un'alba dopo una notte di delusione o una notte interiore. La luce appare come una consolazione, come un abbraccio rassicurante. Ha la struttura di un canone breve, come appunti da sviluppare.

Il giorno mi ha sorpreso con il sole

davanti alla tua porta chiusa a sbarra,

rannicchiato in me stesso e l’io che duole,

con più freddo nell’animo gelato.

L’ora si alza a rallegrar la terra

ferendo i miei occhi stanchi di sonno

e sfiniti dalla tua assenza dura.


Mi sono alzato calcando il berretto

e me ne sono andato nel mattino

senza aver nemmeno sotto le suole

uno schiavo portinaio da incolpare.

Ma ho camminato pian pianino

verso l’Aurora che forse mi vuole

e non chiede troppo di me, e poi muore.


(schema: ABA C BDB C DAE DAE) 
























Questa è bella perché è in forma di dialogo. Ma fra chi? Fra due innamorati? Dell'uomo con la sua anima? Del Sole e della Luna? E c'è differenza?

“ Guarda, il nero del cielo in parte

si sta facendo blu scuro, lo scorgi? ”.

“ È ora, vai, fra poco sarà l’alba ”.

“ Ma se me ne vado ora, insieme a te

perderò questo colore incantato! ”.

“ Se vai la rugiada sparsa sull’erba

ti troverà sveglio al suo richiamo,

non addormentato come al solito ”.

 

“ Ma è il solstizio d’estate oggi,

e se fosse tutto un sogno, tutto? ”.

“ Fidati di me e fidati dell’alba,

esci, cammina, comincia i tuoi viaggi

vai incontro all’Aurora, dille che t’amo ”.


(schema: A CEA B EDB C BEC D)


 

Due innamorati si svegliano affiancati, ma forse il mondo che hanno lasciato la sera prima non è lo stesso di questo risveglio. Si dice che il mondo continua, qui è come si vedesse la vita dall'altra parte di chi rimane.

Dormiamo tenendoci la mano

stesi uno accanto all’altra, vicini.

Ma già l’usignolo comincia un po’

a fare il moralista giocondo,

e le allodole lo seguiranno,

i passeri cinguettano in gruppo

per affari loro… e chi li capisce?

Perché alzarsi in queste ore così aspre?


Solo perché la notte viene meno?

L’Aurora certo non arrossisce

per gli amori che vede nel mondo

ma per il desiderio sul suo viso:

solo gli sciocchi non lo comprendono.

Ci saranno i raggi del sole tondo

a far le nuvole di tinte vespre:


prima in nastri rosa poi bianche in fiore.

Comincerà così il nuovo giorno,

gli uomini si alzeranno come sempre.

Solo allora faremo un rispettoso

saluto al sole e ci abbracceremo

per quel nostro riposo mondano.

Ma prima riverserà il fiume rosso


tutta quanta la sua acqua in mare,

poi torneremo ai raggi del sole.

Nella quiete del nostro cammino.


(schema: X ABC X BDE X DCF X CEG X EFH X FGI X)


 





















E tre tankabaiku. I quali non vanno spiegati, come ho già detto o perdono tutta la loro efficacia. Dirò solo che sono ermetici, nel senso di Ermes il Dio, tutti e tre.

Ipocentro

Per qualche alchimia

che non posso sapere,

nel cielo chiaro,

dalla luna ancor chiara

spira odor di marina.

Sottile olfatto

di aromi intrecciati

fra lo stupore.

Nel cielo alto


gridano le rondini

verso talune onde

che ci devono essere

sotto, da qualche parte.

Guardo dentro me

e vedo in un antro

e onde e mare.


 














Nodo nel legno

Vita mortale,

è troppo sopportare

la tua assenza

poiché appari dovunque

ma in forme mutevoli.

Gridi incessante


folaga piumata,

ma mai il mio nome.

Dì il mio nome.

Una, una volta sola,

ma solo per me.

Sei come l’acqua


che sostiene la vita,

come la luce

che mostra tutto quanto,

ma di sé solo a tratti.



 

Tramonto

Passano i giorni,

svelti, come tirati

da una fionda.

La piana dell’arrivo…

Non so se è bene o male…

Là ad accoglierci

ci saranno Sirene

che ci consoleranno?


Suona un flauto

dentro al bosco di pini.

Suona vicino

poi si allontana e passa

come tutta la vita.



 

R.P. 

Posteris memoria mea

domenica 7 aprile 2019

Variazioni

La quarta raccolta di poesie che composi è “ Osservazioni astronomiche e altre notazioni naturalistiche ”. Essa comprende alcuni schemi già visti, proposti con delle varianti per provare una contaminazione fra metriche differenti. Non tornerò sugli schemi di cui ho già parlato nei post precedenti, ma dirò sulle variazioni.



Ho scelto questi esempi fra gli esametri.

Il primo è un caso di esametro composto di dattili, quindi di alternanza di endecasillabi e settenari, in cui i primi due versi consonano e tutti i terzi di ogni piede. Lo spondeo finale è in rima.
Il senso della poesia è lo stendersi della notte, l'unirsi di due umidità in un abbraccio così stretto come quello di due amanti.

La notte si è adornata da sposa
con la veste nebbiosa
per unirsi alla terra.

Scende con il suo vapore freddo,
col respiro candido
e il viso di cera,

si avvolge in spire voluttuose, in sogni,
disuguali per ogni
fanale della sera.

Bagna del suo bacio passionale
la terra che attende immortale
l’umore di quell’ora.

Avvolge in una ragnatela,
in un’infinita vela
di luce riflettente,

chiudendosi in sé, vera totalmente,
come se di altro non ci fosse niente.

(schema: Aax Bbx Ccx Ddx Eey YY)


In questo esempio vi è l'aggiunta di un settenario allo spondeo che suona come un'eco dei versi precedenti. È la prima variante che si può fare sullo schema del l'esametro rendendolo, in questo caso, più libero nello svolgersi discorsivo.
Il fuoco è simbolo di evoluzione, il mio unico credo. L'atto sacrale dell'accensione di un fuoco porta alla composizione di questo inno fatto di immagini allegoriche fino agli ultimi versi che sono anche liberi completamente da quelli precedenti.

Sorgi fuoco, ora che ti ho acceso,
come un’invocazione all’infinito
e stendardo di luce.

Come una lancia in un cuore inviso
o frecce d’amore in un cuore amato,
vai e cogli nel segno.

Rischiara la notte, copri le stelle,
solo la luna regge il tuo confronto
di clamore e bellezza.

Benefici dèmoni, le faville
son liberte, a salvare sulla terra
come fan gli astri in cielo.

Fra giorno e vespro e notte e aurora
le fiamme si abbracciano
come amanti sfiniti.

Fissando la tua fiamma infinita
sorgi come mente, illumina la vita
con una nuova idea.

(schema: ABc ABd EBe EFg FHi LLm)



Fra i canti saffici propongo queste poesie che sono un po' le principali variazioni sullo schema del canto o ode saffica. Nella prima le terzine sono ageminate mentre i quinari sono sciolti, quindi è esaltata l'appartenenza del verso breve alla sua terzina.
È una visione notturna, lunare in cui compaiono, sotto forma di nuvole, ninfe e sacerdotesse, o le ragazze di Saffo, a portare un profumo d'incantesimo. Una delle mie composizioni meglio riuscite.

Perché, ragazze dagli occhi di mare,
vi affollate intorno alla luna?
Come ninfe che corrono a un altare
di pura luce,

e a spirale fluiscono a una a una
nel grande specchio celeste, di viole
festose e timidette. E terra bruna
e odore d’erba.

Voi, con la vostra bellezza irreale,
fatta di profumo dolce e vapore,
offuscate alla nostra vista reale
l’astro notturno,

che compare a tratti e a tratti scompare,
tra le vostre ecatee chiome canute,
nel suo aspetto incitatore
splendente e piena.

(schema: ABAx BCBx CDCx DEDx)


In quest'altra le terzine contengono un distico consonante al centro e il quinario va a dettare la sillaba del primo verso successivo. Ne consegue un ritmo a due a due che rende discorsiva la composizione. Necessita di cambiare le sillabe per non muoversi a salti. Contempla la bellezza esotica e quel fascino turbante, incline all'autodistruzione, che Pasolini avrebbe descritto come 'di vita' o meglio ancora (molto meglio) si trova in Baudelaire.

Un cielo di marmo azzurro di Bahia
venatura che nasce e si posa
da una luce due volte riflessa:
luna e nuvole.

Da lacrime di stella tropicale
e di occhi che hanno visto il mare,
e come muore da sé un fiore
abbandonato.

Ti amo puttanella, più di tutto,
creola, mezza gialla e mezza nera
dagli occhi di gatto e l’anima scura
di pepe e sale.

E ti odio ape ricca di miele
e vespa in cerca di alveare,
che impunita fai come ti pare,
qui sotto al cielo,

invece di essere felice solo
del tuo prezioso fiore scarlatto,
del languore che ti fa cara al cuore
tutta d’un tratto.

(schema: ABBc CDDe EFFg GDDh HEDe) 
 

La terza e ultima utilizza il quinario per decidere la sillaba interna delle terzine, quella nuova diciamo. Forse è lo schema più completo e compiuto in sé.
La poesia l'ho già presentata, non mi ricordo in quale post, quella in cui dicevo che la “ Belle ferroniere ” di Leonardo è la mia fidanzata e il suo sguardo che segue ovunque è diventato l'allegoria della mia forza interiore.

Occhi miei, che mi guardi, sei perplessa?
Della gente e del mondo che non va,
della miseria della vita stessa?
Anch’io lo sono.

Ma tu, che per me sei essenza viva,
che reggi il mio destino appieno,
sei tutto ciò che il mio intelletto aveva.
Se tu vacilli…

Dammi il tuo sguardo sereno,
e gli uomini aiutami a capirli.
Rischiara come luce del mattino,
stammi di fronte.

Parlami con i tuoi occhi belli,
dimmi il segreto della tua mente,
Incatenami ai tuoi riccioli
nel tuo abbandono.

Confortami e di’ che non ti sei arresa.

(schema: ABAc BCBd CDCe DEDf A)

E infine fra i sonetti metto queste composizioni.

Il primo è un sonetto shakespeariano con licenza nelle sirme che compongono la parte più estetica della poesia. È una delle mie più belle poesie su cui possiamo rifare lo stesso discorso fatto per la 'puttanella' di prima. C'è anche una sottile citazione classica che lascio a chi la sappia trovare.

Di notte, quando nuvole nel nero
si aggrumano oppure si dividono,
si apre uno spazio di cielo libero
e spuntano due o tre stelle lontano.

Piccoli occhi vivi e scrutanti
se ne stavano acquattate nel piano,
come capretti dietro agli arbusti,
impauriti fra il fogliame pieno.

Ma appena il cielo si rasserena a tratti
e i pericoli sono ormai passati
e non c’è più paura che l’incresca,

escono liberi saltando e gridando
come fossero i padroni del mondo,
e intorno l’aria è chiara e fresca.

(schema: ABAB CBCB CCD EED)


Il secondo sonetto è una contaminazione fra la struttura shakespeariana e il sonetto provenzale, a specchio, e lo stesso accade nelle sirme.
È una riflessione sulla dolcezza di certi volti di donne anziane nel quale è possibile percepire una femminilità non sopita o non negata dall'età e dalla vita.

Sei bella dei tuoi capelli bianchi,
delle iridi acquose, azzurre faci,
già velate da rimembranze dolci
dove scorrono i ricordi stanchi.

Ti mostri nelle tue rughe chiare,
come increspature nel cielo sereno.
Sei come la neve fresca in inverno
che col suo manto copre ogni rumore.

Come si vede un grappolo d’uva
un po’ passita e perciò più dolce,
ricordando la rossa gemma nuova,

così nel tuo manto di cigno invece
si trova la bellezza del passato
e l’amore di cui eri capace.

(schema: ABBA CDDC EFG FHF)



Ci sono anche dei tanka che propongo per completezza della raccolta. Avendo il titolo, che suggerisce l'argomento, non mi dilungo sul significato. Del resto il tanka è pura sensazione.

Mare giapponese

Guardo il mare blu
con le mie iridi azzurre,
tenacemente,
fin quando mi verranno
gli occhi tutti celesti.


Ritratto

Niente è più bello
delle nuvole chiare
mentre scorrono
sulla luna d’ottobre,
salvo solo il tuo viso.


Luna

Le nuvole etre
si lacerano attorno
alla luna alta:
all’improvviso il cielo
è un abisso di luce. 
 

Nuvole rosse

Con il tramonto
il giorno va a finire,
con il rimpianto
si conclude la vita
e scompare la luce.


R.P.

Posteris memoria mea